Meloni si presenta alle Camere per affrontare le molte spine del fine legislatura
La presidente del Consiglio domani in Aula: avanti con il programma. Le opposizioni: «Certifichi il suo fallimento».
Imbarazza la frase di JD Vance: «Sull’Ucraina Giorgia molto utile». La carta dell’energia per sorvolare sui “guai” della compagine

Per come la vede Giorgia Meloni, l’informativa di domani al Parlamento (alle 9 alla Camera e alle 13 in Senato) servirà a inaugurare un cambio di passo dell’esecutivo e a sottrarre al fiuto delle opposizioni ogni possibile segnale di debolezza. L’obiettivo è tenere la barra dritta da qui a fine legislatura, spazzando il campo dai postumi della scoppola referendaria, dell’affaire “manzo criminale” di Andrea Delmastro e dell’addio doloroso di Daniela Santanchè al ministero del Turismo. Più di un’informativa, dunque, un discorso programmatico alla Nazione, volto ad assicurare la tenuta dell’Italia di fronte agli sconvolgimenti innescati sull’asse Washington-Tel Aviv e con un occhio rivolto alle politiche del 2027.
La strategia è pronta, la premier ci lavora da giorni. Al primo punto c’è l’energia. Il blitz nel Golfo sarà certamente rivendicato come un punto a favore. E già martedì da Palazzo Chigi è partita l’indicazione sulla linea da tenere: non c’è nessuna emergenza. La maggioranza ha recepito l’ordine e Meloni lo ripeterà anche domani mattina. Certo, per far passare il messaggio sarà bene smorzare le dichiarazioni di Guido Crosetto, convinto che nel giro di un mese «molto, anche se non tutto, potrebbe bloccarsi». Ma non è il momento di prospettare quadri apocalittici. Non adesso che l’obiettivo di chiudere la legislatura è finalmente alla portata. Fortunatamente la “tregua” che Trump pare aver raggiunto è arrivata al momento adatto. Se poi le cose dovessero andare male, la premier potrà sempre presentare il worst case scenario (lo scenario peggiore) con il paracadute garantito dal viaggio prepasquale in Arabia, Qatar ed Emirati. Con Algeria, Libia e Azerbaigian si proverà invece a tamponare l’eventuale carenza di forniture di carburante aereo. Mentre ieri è arrivato il via libera definitivo al decreto bollette con la fiducia al Senato.
Il capo dell’esecutivo dovrà poi affrontare il capitolo scottante dei rapporti con la Casa Bianca. Dopo il cessate il fuoco potrà farlo con un po’ più di tranquillità. E l’endorsement del vicepresidente J.D. Vance sull’Ucraina («Siamo rimasti delusi dalla leadership europea, ma Giorgia Meloni è stata molto utile») arriva a proposito. Più difficile sarà la difesa delle ragioni di Israele, specie dopo l’attacco al contingente Unifil in Libano che ha danneggiato un mezzo italiano. Un raid che lo staff di Palazzo Chigi ha già coperto mercoledì sera con la «ferma condanna» della presidente del Consiglio e l’esplicita richiesta di un chiarimento alle autorità israeliane.
Il comunicato congiunto con i leader Ue e il Canada di oggi pomeriggio servirà invece a bilanciare la posizione in direzione dei Volenterosi, in modo tale da non venirne fuori troppo schiacciati su Trump. Oltre a fornire ulteriori garanzie sull’intenzione comune di sbloccare lo stretto di Hormuz e sul fatto che Roma sarà della partita qualora ce ne fosse bisogno. Per quanto riguarda l’Europa, una mano è arrivata dalle dichiarazioni di Tommaso Foti sul Pnrr, che ha celebrato «le nove rate su nove» centrate dal Governo in carica rinfacciando il risultato alle opposizioni.
C’è poi il fronte interno, che vuol dire soprattutto sicurezza. Il decreto è ancora all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato, dove l’ostruzionismo dell’opposizione sta dando i suoi frutti. Arrivare in aula con il mandato al relatore sembra sempre più un miraggio. Ma nel frattempo il Governo, spiegano fonti di maggioranza, sarebbe pronto a proporre una riformulazione degli emendamenti sulla stretta ai coltelli. Anche se con tutta probabilità la proposta di modifica finirà nel maxiemendamento qualora l’esecutivo decidesse di ricorrere alla fiducia. L’altro punto è il lavoro povero: Palazzo Chigi «continua a lavorare sull'aumento dei salari», ha annunciato la stessa premier salutando il rinnovo del contratto degli insegnanti la settimana scorsa. Ma servirà calare un asso in tempo per il Primo maggio. Una misura forte, in grado di togliere argomenti al refrain sul salario minimo intonato ormai da tutto il centrosinistra.
Nei giorni scorsi gli incontri con Giancarlo Giorgetti sono stati più di uno. Meloni pensa anche a un intervento sostanzioso per il Sud, che è stato decisivo per la sconfitta referendaria. Tra le ipotesi c’è il rafforzamento della carta dedicata a te: annunciarlo domani sarebbe una mossa di sicuro effetto.
Qualche minuto, sempre in ottica interna, sarà dedicato anche alla frana in Molise, dopo l’incontro di ieri a Palazzo Chigi al quale hanno partecipato i ministri Salvini e Crosetto, il capo della Protezione Civile, Ciciliano, e il sottosegretario alla presidenza, Mantovano.
Chiaramente le opposizioni non staranno a guardare. Da giorni preparano il primo confronto dopo la vittoria al referendum e aspettano la premier al varco. Tutte agiteranno l’attacco israeliano contro l’Unifil come una clava. Elly Schlein lo ha fatto capire già questa sera: «Cos'altro deve accadere prima che il governo Meloni chieda chiaramente a Trump e Netanyahu di fermarsi?». E di sicuro rinfacceranno alla premier la vicinanza a Trump: «Siamo un paese in ginocchio per farci dare una carezza da Trump?», si è chiesto il leader 5s Giuseppe Conte. Anche il centrosinistra ha pronta la sua parola d’ordine: «fallimento», di cui Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, invita Meloni a «prendere atto» oggi. Un fallimento che verrà declinato sul fronte estero come su quello interno, battendo sulla sicurezza, sul caro carburanti e sugli stipendi. Starà alla premier provare a ridurne l’efficacia, forte della consapevolezza che nessuno, men che meno il centrosinistra, vuole davvero andare al voto.
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