Meloni e l'ipotesi dell'ondata migratoria: «Ue sia pronta a chiudere le frontiere»
di Marco Iasevoli, inviato a Bruxelles
Per la premier a Bruxelles non solo il dossier Hormuz. Sugli Ets tensione con Sanchez, le conclusioni Ue parlano di revisione a luglio ma dialogo aperto sulle misure contenute nel decreto-bollette. Smentite (ma non troppo) le dichiarazioni pro-Orban

Le pagine social di Meloni indicano dove sia la massima attenzione: al referendum, evidentemente, alla luce dei tanti contenuti “postati” dalla presidente del Consiglio. D’altra parte la discussione a Bruxelles non decolla e i fatti veri si concretizzano fuori dal vertice, soprattutto su impulso di Londra. Impulsi che la premier asseconda, come i suoi colleghi Merz e Macron, nell’ottica di riaprire canali più fluidi con Washington, senza i quali ogni ipotesi di de-escalation in Medioriente sarebbe irrealistica.
La presidente del Consiglio è protagonista soprattutto di mattina, con due riunioni che stanno diventando consuetudinarie ai vertici europei: quella promossa con la Danimarca e l’Olanda sulle “soluzioni innovative” per le migrazioni e quella promossa con Germania e Belgio sulla competitività, stavolta però svoltasi in formato ristretto anche per le tensioni sugli Ets.
Sui migranti, più del resoconto finale sull’esito della riunione tra 16 Stati membri, ha valore il tono della lettera firmata da Giorgia Meloni e Mette Frederiksen e inviata alla Commissione, resa pubblica per larghi stralci durante la giornata dalla stampa internazionale, soprattutto dalla testata tedesca Faz.
In sostanza, Italia e Danimarca spingono perché vengano chiuse le frontiere esterne dell’Ue in caso di una nuova crisi migratoria legata al conflitto. Nella lettera congiunta alla Commissione, Meloni e Frederiksen hanno chiesto di «esaminare meccanismi che possano fungere da freno d’emergenza e attivarsi come caso di forza maggiore in caso di flussi migratori su larga scala verso l’Unione». Meloni e Frederiksen hanno spiegato, anche durante la riunione bruxellese, di non poter rischiare una ripetizione della crisi dei rifugiati del 2015/16. Per Italia e Danimarca è necessario impiegare tutti gli strumenti a disposizione per ridurre questo rischio, dagli aiuti umanitari alle persone colpite alla protezione delle frontiere. «Ciò significa rafforzare ulteriormente le nostre frontiere, in modo che tutti gli Stati membri siano adeguatamente attrezzati per garantire che l’Ue abbia il pieno controllo delle proprie frontiere esterne», si legge nella lettera. Si fa riferimento anche all’approccio adottato dalla Grecia nei confronti della Turchia all’inizio del 2020 e dalla Polonia nei confronti della Bielorussia dalla fine del 2021: potrebbero essere i modelli per la chiusura delle frontiere esterne. Un “modello” che prevede anche il respingimento senza esaminare le richieste di asilo. Si tratta di una soluzione estrema cui negli ultimi mesi ha accennato anche la Commissione Europea, ma solo nel caso di attacchi ibridi in cui le migrazioni vengono utilizzate come un’arma. Dal punto di vista concreto, nelle conclusioni del Consiglio Europeo confluisce la parte relativa al rischio di una situazione simile a quella del 2015, rischio che l'Unione dichiara di voler scongiurare e prevenire. Un passaggio che Meloni rivendica nel veloce confronto notturno con la stampa.
Quanto alla competitività, il tema politico posto da Meloni, la revisione degli Ets, è oggetto di dure discussioni interne. In serata, sembra farsi spazio nelle conclusioni un “quadro di riferimento” per ridurre alcuni specifici effetti negativi della misura, che però viene difesa dalla maggioranza dei Paesi Ue - compresi Germania e Francia - e dalla stessa Ursula Von der Leyen. Gli Ets sono anche oggetto di scontro politico. Quando lo spagnolo Pedro Sanchez dice che «qualcuno usa la guerra per smantellare il Green Deal», si riferisce a Meloni. Alla fine le conclusioni del Consiglio incaricano la Commissione di presentare una proposta di revisione del meccanismo entro luglio. La premier Meloni spera che si anticipi la proposta al Consiglio Europeo di giugno, intanto accoglie positivamente la possibilità offerta dall'Unione di varare misure temporanee urgenti per l'elettricità, compresi interventi sugli Ets. Questo, spiega Meloni, consente all'Italia di lavorare in cooperazione con Bruxelles per arrivare a definire senza frizioni le misure previste nell'attuale decreto-bollette.
Non è l’unico fronte polemico di giornata. Palazzo Chigi è costretto a smentire ricostruzioni secondo cui Meloni avrebbe detto di «comprendere» le ragioni politiche ed elettorali per cui Orban sta tenendo il punto contro il prestito all’Ucraina. Nella notte la premier smentisce anche in prima persona e ribadisce che a suo parere la parola chiave è «flessibilità» tra le rivendicazioni dell'Ungheria sugli oleodotti danneggiati e il fine prioritario di dare il via libera al prestito da 90 miliardi. Per la premier il risultato è a portata di mano ma non va forzato. Dal punto di vista finanziario Kiev sembra avere risorse sino a maggio.
Insomma non una giornata di grandi risultati. Tra l’altro con il caso Delmastro a creare tanti problemi a Roma e, in serata, la notizia della morte di Umberto Bossi, che scuote l’intero centrodestra.
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