Meloni chiama Eni e Snam sull’energia.
Armi, basi: il conflitto visto dall’Italia

La premier tiene due vertici. Verso un Cdm venerdì, si valuta l’invio di Samp-T. E dopo i droni su Cipro Tajani convoca l’ambasciatore iraniano: «L’Italia non è in guerra». Salvini contro la deterrenza francese
March 3, 2026
Meloni chiama Eni e Snam sull’energia.
Armi, basi: il conflitto visto dall’Italia
Due vertici. Il primo politico, probabilmente propedeutico al prossimo Consiglio dei ministri sul conflitto in Medio Oriente e, forse, all’informativa della premier alle Camere, invocata a più riprese dalle opposizioni. L’altro economico, con Eni e Snam, per capire come arginare l’impatto della guerra sul comparto energetico. Un doppio impegno con cui Giorgia Meloni inizia a delineare la strategia del Governo sulla crisi in corso, puntellato dalla convocazione da parte di Antonio Tajani dell’ambasciatore iraniano. Sullo sfondo l’incognita dell’utilizzo delle basi italiane e del possibile ruolo militare di Roma. Per ora si parla di un decreto in arrivo per spedire difese ai Paesi del Golfo, ma qualunque mossa in questa direzione andrà valutata tenendo conto degli alleati dell’Ue e dei desiderata di Donald Trump. Dal primo incontro, al quale, oltre a Tajani, partecipano anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, quello dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e i fidati sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, non esce molto. Se non la promessa del «massimo impegno» dell’esecutivo per gli italiani nelle aree coinvolte. E in realtà neanche il confronto con gli ad di Eni e Snam, Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, consegna grandi indicazioni, a parte la volontà di porre in essere «azioni di mitigazione nel breve e medio periodo» per fronteggiare «l'impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell'energia».
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani
In ogni caso, «l’Italia non è in guerra con nessuno». Tajani lo ripete come un mantra. Lo ribadisce anche all’ambasciatore di Teheran convocato dopo l’attacco a Cipro: «Ho chiarito che l'Europa non c'entra niente, non deve essere assolutamente coinvolta in questa vicenda». Il Governo italiano, insiste, «si preoccupa solo di proteggere i suoi cittadini». Certo, il vicepremier ammette che l’esecutivo ha avuto «delle richieste di aiuto per la difesa aerea in alcuni Paesi», ma le sta ancora «valutando» e ovviamente «saranno fatti tutti i passaggi parlamentari necessari per procedere in questa direzione». È questo l'aspetto più delicato. Nella sua conferenza stampa di ieri, Trump ha lodato «alcuni Paesi europei» per il loro aiuto, citando la Germania come esempio positivo e la Spagna in negativo. L’Italia, per ora, è nel mezzo ma, vista la sbandierata vicinanza alla Casa Bianca, la premier dovrà decidersi. Per il momento ha risposto picche alla proposta del presidente francese Emmanuel Macron su uno scudo atomico europeo. Un “no” ribadito in modo brusco anche ieri da Matteo Salvini («quello che dice Macron vale zero»). Allo studio, come detto, ci sarebbe un decreto per fornire aiuti militari a Kuwait ed Emirati Arabi. Ovviamente si parla di dispositivi di difesa, come batterie antidroni, radar e, forse, il sistema di contraerea Samp-T. «Tutti i Paesi del Golfo ci hanno chiesto aiuto in questo momento», spiega Crosetto. Forse il provvedimento vedrà la luce già nel Cdm di venerdì. Ma resta il nodo di una mossa concertata con Bruxelles.
Ancor più critica la questione della concessione di basi in Italia all’aviazione Usa. Soprattutto dopo le recenti minacce della Repubblica islamica, per la quale «eventuali azioni difensive da parte dei Paesi europei sarebbero considerate un atto di guerra». Crosetto, dunque, non può fare altro che prendere tempo: «L'utilizzo delle nostre basi da parte degli Usa è una decisione del Governo. Quando ce lo chiederanno, risponderemo». Nel frattempo, il pressing delle opposizioni si fa sempre più serrato. Il Pd, con il capogruppo in Senato Francesco Boccia, ha rinnovato l’invito alla premier per un’informativa alle Camere (per ora è previsto solo l’intervento del 18 prima del Consiglio Ue), lo stesso hanno fatto Nicola Fratoianni (Avs) e Riccardo Ricciardi (M5s). Per Carlo Calenda «l’Italia non può restare a metà strada tra Usa e Ue», mentre per Benedetto Della Vedova «Meloni ha sbagliato a non accogliere favorevolmente la proposta di Macron sullo scudo nucleare».

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