Mattarella: «Costituzione solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano»
Il capo dello Stato davanti ai parlamentari riuniti in seduta comune celebra gli 80 anni della Repubblica e cita Terracini

La Costituzione «fu un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore». Le parole di Sergio Mattarella, che cita Umberto Terracini, ricordano alla Camera, riunita in seduta comune, per celebrare gli 80 anni della Repubblica, che la Costituzione è di tutti, frutto di un compromesso alto, non di un mero scambio interessato fra i partiti che la sottoscrissero. I quali – anzi, va dato loro atto – si trovarono a fronteggiare diffidenze e accuse per colpa di un regime che li aveva perseguitati, rischiando di lasciare in eredità un Paese spaccato in due, che si è ritrovato invece unito sotto l’egida repubblicana.
Mattarella, con accanto i presidenti Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e alla presenza anche della premier Giorgia Meloni, tiene una vera e proprio lectio magitralis, salutata alla fine con un lungo applauso dall’assemblea tutta in piedi. Fra i passaggi cruciali la citazione di Terracini, presidente della Assemblea costituente, che nella riunione conclusiva lanciò un messaggio di pacificazione agli italiani, ricordando che la Costituente aveva sollecitato al presidente della Repubblica un gesto di clemenza, la cosiddetta amnistia Togliatti, della quale beneficiarono in numero persino maggiore ex fascisti e repubblichini rispetto ai partigiani comunisti: «"Al suo primo sorgere, la Repubblica volle stendere le sue mani indulgenti e volgere il suo sguardo benigno e sereno verso tanti, che pure non avevano esitato a straziare la Patria italiana, ad allearsi con i suoi nemici, a colpirne i figli più eroici. L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore"».
Mattarella, che in apertura ringrazia i presidenti delle Camere per aver assunto l’iniziativa, invita tutti a non dar credito dalle letture di comodo della Carta costituzionale, come di un accordo di basso profilo, superato nel tempo: «Una delle interpretazioni critiche del lavoro dell’Assemblea costituente tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica. Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri. Al contrario – ammonisce – si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti».
Il passaggio più applaudito, da deputati e senatori in piedi, quando Mattarella cita i “martiri” della Repubblica. Lo fa ricordando il discorso di insediamento della Consulta nazionale, il 25 settembre 1945, «nel quale Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli – cita il presidente sopraffatto dagli applausi – per concludere che l’Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un’Europa pacificata e solidale».
Mattarella difende l’impostazione “valoriale” della Costituzione, che sancisce una intesa su principi comuni prima ancora che sull’assetto istituzionale. Cita il grande costituzionalista cattolico e costituente Costantino Mortati e il dibattito che lo oppose a Vittorio Emanuele Orlando nella seduta del 23 aprile 1947 dell'Assembla costituente. «L'anziano statista - rimasto fuori dalla Commissione dei 75 incaricata della redazione del testo costituzionale - sostenne la tesi della arbitrarietà della collocazione nella Carta delle disposizioni relative ai “rapporti etico-sociali”, famiglia, scuola, salute, arte, scienza, ritenendole – ricorda Mattarella – di scarso valore normativo e comunque temi estranei alla materia costituzionale. Si manifestavano due sensibilità. Mortati osservò che “non esistono materie assolutamente legislative e materie assolutamente costituzionali”. L'esperienza di 80 anni ha mostrato la rilevanza di quella scelta».
E la strada tracciata vale ancora oggi, perché «la Costituzione ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia e promosso il progresso del Paese. Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale». E conclude citando Giuseppe Saragat, futuro capo dello Stato, che nella riunione di insediamento della Costituente, il 26 giugno 1946, mezzo secolo fa esatto, pronunciò un celebre invito: «”Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano”. Il volto e l’anima che abbiamo avuto consegnato – conclude Mattarella – e che i cittadini sentono propri, è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi».
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