Fuorisede, il sì alla Camera è un passo avanti non risolutivo: ecco cosa cambia (e cosa manca)
Soddisfazione per la norma (attesa ora al Senato) che garantisce il voto nel Comune in cui i giovani si sono trasferiti per studiare e lavorare, colmando un ritardo pluriennale.
La Rete Voto Fuorisede: coronamento di un lungo lavoro. Il nodo dei 9 mesi necessari per rientrare nella categoria e l'ipotesi di ampliare la platea anche ai caregiver

Tutti insieme appassionatamente. Almeno per una volta. Nel caos tutt’altro che calmo della legge elettorale che è stata approvata giovedì tra le proteste delle opposizioni, un emendamento della maggioranza (firmato dal deputato di Fratelli d’Italia Fabio Roscani insieme ai colleghi di Lega, Forza Italia e Noi Moderati) è riuscito nella titanica impresa di mettere d’accordo tutti. Anche il centrosinistra. Tant’è che all’esito dello scrutinio è scattato pure un applauso. La Camera ha dato all’unanimità il via libera all’introduzione del voto ai fuori sede. Che, nel caso in cui arrivasse il semaforo verde anche del Senato, potranno votare nel Comune di domicilio, quello in cui si sono trasferiti per studiare, per lavorare o per ricevere cure mediche. Senza essere obbligati a tornare in quello di residenza, sborsando cifre non sostenibili per molti. I voti a favore sono stati 353. Nessuno contrario, dunque. Anche se rimangono ancora alcuni punti che, per le organizzazioni che si sono battute per questo risultato (su tutte la Rete Voto Fuorisede), sarebbero da modificare. Su tutti, la soglia temporale di 9 mesi per rientrare nella categoria dei fuori sede e quindi avere diritto a votare nel nuovo domicilio. Un requisito che in molti vorrebbero abbassare perché escluderebbe numerose categorie di persone. Per chi si trova si trova invece lontano da casa per motivi documentati di cura, il requisito minimo è di tre mesi. Ma entriamo quindi nel merito dei contenuti.
L’elenco degli elettori fuorisede
Grazie all’emendamento, viene istituito, presso l’ufficio elettorale di ciascun comune, un elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel comune di temporaneo domicilio per le elezioni politiche, europee e per i referendum (non per le amministrative). Innanzitutto, dunque, sarà creato un apposito albo.
Chi può iscriversi e come
Gli elettori interessati, ma solo quelli che prevedono di trasferirsi per almeno nove mesi, dovranno iscriversi entro il 31 dicembre di ciascun anno, oppure entro 30 giorni dal trasferimento e, in ogni caso, almeno 45 giorni prima del voto. Il nuovo domicilio deve trovarsi in una provincia diversa da quella della propria lista elettorale. Solo così si potrà votare per le consultazioni che si svolgeranno nell’anno successivo. La domanda di iscrizione deve essere presentata personalmente, oppure mediante l’utilizzo di strumenti telematici. Ma sempre e solo al Comune di temporaneo domicilio. E deve essere corredata della copia di un documento di riconoscimento valido, insieme alla documentazione che attesti la condizione di fuori sede. Nella domanda bisognerà anche indicare l’indirizzo completo del nuovo domicilio. E possibilmente pure un recapito di posta elettronica.
Il voto per i candidati del domicilio temporaneo
Gli elettori fuori sede potranno votare per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui ricade il Comune in cui si sono trasferiti. In altre parole: uno studente con la residenza a Trapani, che si è trasferito a Roma per studiare, potrà votare per i candidati della Capitale, e non per quelli siciliani.
Le reazioni della Rete Voto Fuorisede
Per Yari Russo, campaigner di The Good Lobby (organizzazione della Rete Voto Fuorisede impegnata su questo tema dal 2008), l’approvazione è «il coronamento di tanti anni di campagna e del lavoro che abbiamo fatto sulla legge elettorale». Russo racconta di «un dialogo serratissimo con tutte le forze politiche per cercare una mediazione, perché la maggioranza era lontana dall’essere compatta su questo tema». Le spaccature più evidenti erano «all’interno di Lega e Forza Italia». Eppure, alla fine il bandolo della matassa è stato trovato. Un risultato che «indica come dovrebbe funzionare la democrazia». Dimostra che «la maggioranza e l’opposizione possono unirsi per dare risposte trasversali a milioni di persone». Russo, poi, entra nel merito del testo. E analizza gli aspetti positivi e negativi: «La vittoria più grande è vedere all’interno del sistema elettorale la possibilità di votare a distanza, eliminando quella dinamica sperimentale ed emergenziale che abbiamo visto negli ultimi anni». Ma le criticità non mancano. Anche se alcune sono state già risolte. Come «l'abbassamento a tre mesi del requisito per i fuori sede per motivi di cura e l’apertura della seconda finestra mobile per chi matura lo status di fuori sede durante l'anno e può registrarsi fino a 45 giorni prima dalle elezioni». Ma l’aspetto «più problematico è il requisito di nove mesi per i lavoratori, perché esclude numerose categorie: gli stagionali, gli stagisti, i lavoratori della cultura, dello sport». La proposta della Rete è quella di aprire, a elezioni indette, «una nuova finestra di registrazione, magari anche breve, per i lavoratori che sono fuori per un periodo compreso tra i tre e i nove mesi». Gli fa eco Pietro Forti, giornalista di Will (che fa parte della stessa Rete), augurandosi che nella legge vengano anche riconosciuti i caregiver e che i fuori sede in futuro possano votare per i candidati del proprio domicilio di residenza. Insomma, aggiunge, si tratta di un emendamento «perfettibile». Ma se passasse anche al Senato, sarebbe sicuramente un primo grande passo in avanti.
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