I medici cubani restano in Calabria (nonostante le pressioni di Marco Rubio)
Sull'intesa che ha portato oltre 200 professionisti della sanità dell'Avana nella regione, pesano oggi i richiami dell'amministrazione Usa che ha accusato Cuba di «schiavitù moderna» per via delle trattenute sugli stipendi dei professionisti. Il nodo dei concorsi che restano deserti

A febbraio Mike Hammer, incaricato d’affari degli Stati Uniti a Cuba, è atterrato in Calabria insieme al console generale americano di Napoli: il motivo della visita erano i medici cubani in servizio negli ospedali della regione. Accade di rado che la diplomazia di Washington si occupi degli organici sanitari di una regione italiana. Il caso sta facendo rumore visto che è stato raccontato anche da un reportage dell’Associated Press, ripreso dal Washington Post. L’intesa risale al 17 agosto 2022, quando il presidente della Regione Roberto Occhiuto (anche commissario alla sanità) firmò all’ambasciata cubana di Roma un accordo con la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, società statale dell’Avana, per una disponibilità fino a 497 professionisti, motivato dalla carenza cronica di personale, in una regione ultima in Italia per accesso alle cure pubbliche secondo il ministero della Salute: basta pensare che a un avviso per 159 posti in emergenza-urgenza risposero in tredici. Pesano i diciassette anni di commissariamento della sanità, chiusi soltanto in aprile, e un’economia con salari inferiori di circa il 30% alla media nazionale, che spinge i giovani laureati verso il Nord.
Il risultato più emblematico? Polistena, nella Piana di Gioia Tauro: «Era un disastro. Tenevo aperto il pronto soccorso da solo», racconta il primario Francesco Moschella riferendosi ai mesi ante gennaio 2023, quando arrivarono i primi camici bianchi dall’isola. Oggi sei di loro coprono metà dell’organico di un reparto con trentamila accessi l’anno e le attese, che toccavano le otto o dodici ore, sono scese sotto l’ora. «Non immaginavamo che la carenza di medici fosse così grave», ha ammesso Zoila Yakelin Arevalo Cruz, 38 anni, specialista in medicina d’urgenza, che nel 2023 ha lasciato a Cuba il figlio piccolo per approdare nella terra dei bronzi.
Oggi i professionisti cubani attivi in regione sono oltre 200 e la loro presenza è confermata almeno fino al 2027. Su di loro pesa però il giudizio dell’amministrazione americana, perché il segretario di Stato Marco Rubio ha definito le missioni mediche cubane «una forma di tratta di esseri umani», con riferimento alla parte di stipendio che l’Avana trattiene ai sanitari inviati all’estero, una voce che per l’isola vale più del turismo. In marzo la Giamaica ha chiuso una cooperazione lunga mezzo secolo e l’Honduras ha espulso oltre 150 operatori, il Messico, al contrario, ha difeso queste tipologie di programma. La Calabria ha parzialmente corretto lo schema contestato dall’amministrazione a stelle e strisce: firma contratti individuali con i singoli medici e versa gli stipendi su conti correnti italiani, senza pagamenti all’agenzia governativa cubana. Gli interessati riferiscono di inviare comunque in patria, su base volontaria, fino a metà del compenso, come restituzione al Paese che li ha formati; la cardiologa Daisy Luperon Loforte non accetta l’etichetta di “schiava moderna” e, allo stesso tempo, 63 medici hanno chiesto di lavorare nel servizio sanitario regionale in forma autonoma. Le riserve italiane accompagnano l’operazione fin dall’inizio: nel 2022 alcuni europarlamentari denunciarono possibili violazioni dei diritti dei lavoratori e i sindacati ospedalieri chiesero di puntare sugli specializzandi. Si sono aggiunte, negli ultimi due anni, le prime defezioni a favore della sanità privata o verso altri Paesi.
Occhiuto, uomo di primo piano di Forza Italia, ha retto alle sollecitazioni: «Ho avuto pressioni anche durante l’amministrazione Biden, ma sono cresciute con Trump», ha raccontato. Fosse stato per lui avrebbe accolto fino a mille medici cubani; ha rinunciato per evitare lo scontro con Washington e ha aperto canali alternativi di reclutamento dentro e fuori l’Europa.
Nel 2022 Occhiuto spiegò che i sanitari dell’isola sarebbero stati impiegati «temporaneamente, fino a quando non saranno espletati con esiti positivi tutti i concorsi», ma oggi, nonostante siano passati ben quattro anni, i concorsi restano in gran parte senza candidati e il provvisorio è stato prorogato. Il giudizio sul modello calabrese si deciderà proprio su questo punto: sulla capacità della regione di tornare ad attrarre e trattenere i propri medici, ma di questa prospettiva, finora, non c’è traccia.
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