Centrodestra e centrosinistra, perché sono in crescita solo i consensi degli "estremi"
Continua il muro contro muro su legge elettorale, Rai e Covid.
Non ne approfitta solo Vannacci: anche Di Battista vede spiragli per terremotare il campo largo

Giorgia Meloni ha mandato in avanscoperta la sorella, Arianna, per capire se ci sono i margini per siglare una tregua con il Pd quantomeno sulla legge elettorale. In un’intervista al Corriere della sera, il capo della segreteria politica di FdI spiega che con il nuovo sistema di voto «facciamo un favore alla sinistra, li costringiamo a fare un programma insieme... ». Mentre ai suoi alleati Arianna Meloni ricorda che le preferenze sono uno strumento «fondamentale» per stabilire un rapporto con i territori. Al di là dei toni più o meno propagandistici, la presidente del Consiglio sta cercando di convincere tutti, alleati e indirettamente anche avversari, circa l’utilità di una legge elettorale che favorisce l’aggregazione e il “voto utile”, unica vera arma difensiva rispetto alle insidie che stanno crescendo a destra (Vannacci) e ora anche a sinistra, con il semi-annuncio di discesa in campo di Alessandro Di Battista. La premier ha dunque una tesi del tutto opposta rispetto a chi ritiene che l’ascesa delle estreme debba condurre a una riflessione - e a un passo indietro - sul nuovo sistema di voto. Per la leader del centrodestra una legge per la «governabilità» ha senso ora più di prima. Perciò è valso la pena concordare un rinvio dei tempi parlamentari, nella speranza che una finestra più ampia consenta di riaprire un dialogo minimo col Pd, in cui il segnale di buona volontà del centrodestra potrebbe essere proprio una mezza unità sulle preferenze.
Ma il problema più serio, in questa fase, è un altro. Il muro contro muro tra centrodestra e centrosinistra è ormai totale e riguarda temi percepiti come distanti dalle reali esigenze dei cittadini. Lo scontro della settimana è quello sulla Rai, con le dimissioni di massa delle opposizioni dalla Vigilanza. L’altro scontro che sta diventando un tunnel è quello sul Covid, con la Commissione divenuta un vero terreno di battaglia. Ma si parla di fatti accaduti anni fa, mentre il Paese oggi fa i conti con il ritorno della benzina ai prezzi “di mercato” e con i costi del riarmo che potrebbero incidere sulla fiscalità generale. E su questi terreni molto più popolari non solo Vannacci, ma ora anche Di Battista, stanno conducendo una campagna sfiancante. L’ex parlamentare M5s per contarsi e girare il territorio sta raccogliendo firme per abolire il finanziamento pubblico ai giornali. Come lui stesso ha ammesso, è una sorta di pretesto per capire se la sua associazione, “Schierarsi”, può «provare a portare avanti battaglie all’interno delle istituzioni». E così come Meloni sinora ha etichettato Vannacci come una «sponda della sinistra», non c’è dubbio che presto Schlein e Conte inizieranno a indicare Di Battista come “amico occulto” della destra.
Intanto però le estreme si muovono, fanno rumore, mentre i due centri dei due poli sembrano in stallo. Il rinnovamento di Forza Italia auspicato da Marina Berlusconi non trova riscontri nei sondaggi. Mentre la gamba moderata o riformista del centrosinistra a oggi è un’addizione di sigle che si parlano poco e male: Renzi è piazzato lì con la sua Casa riformista che però ogni giorno deve fare i conti con veti trasversali, lì in quello spazio ci sono anche Progetto civico di Onorato, Più Uno di Ruffini, i socialisti, Più Europa, aggregazioni locali. Uno spazio senza nome, già accusato di essere solo un cartello elettorale. E anche questo aiuta Vannacci e Di Battista.
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