mercoledì 11 ottobre 2017
Intervenendo all'incontro promosso dal Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, il Papa ha affermato con forza che la condanna alla pena capitale è «disumana e umilia la dignità personale»
Una manifestazione contro la pena di morte in Arizona nel 2016

Una manifestazione contro la pena di morte in Arizona nel 2016

"Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore". Così papa Francesco, secondo cui "è necessario ribadire che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona".

Il testo del discorso

Intervenendo nell'Aula nuova del Sinodo, in Vaticano, all'incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione per il 25/o anniversario della firma della costituzione apostolica Fidei Depositum da parte di San Giovanni Paolo II, testo che
accompagnava l'uscita del Catechismo della Chiesa Cattolica, il Papa ha voluto fare riferimento nel suo discorso "a un tema che
dovrebbe trovare nel Catechismo della Chiesa cattolica uno spazio più adeguato e coerente. Penso, infatti, alla pena di
morte", ha detto, una problematica che "non può essere ridotta a un mero ricordo di insegnamento storico senza far emergere non
solo il progresso nella dottrina ad opera degli ultimi Pontefici, ma anche la mutata consapevolezza del popolo cristiano, che rifiuta un atteggiamento consenziente nei confronti di una pena che lede pesantemente la dignità umana".

"Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale - ha proseguito -. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore e di cui Dio solo in ultima analisi è vero giudice e garante".

Secondo Francesco, "mai nessun uomo, 'neppure l'omicida perde la sua dignità personale' (Lettera al Presidente della Commissione Internazionale contro la pena di morte, 20 marzo 2015), perché Dio è un Padre che sempre attende il ritorno del figlio il quale, sapendo di avere sbagliato, chiede perdono e inizia una nuova vita. A nessuno, quindi, può essere tolta non solo la vita, ma la stessa possibilità di un riscatto morale ed esistenziale che torni a favore della comunità".

Il Papa ha ricordato che "nei secoli passati, quando si era dinnanzi a una povertà degli strumenti di difesa e la maturità sociale ancora non aveva conosciuto un suo positivo sviluppo, il ricorso alla pena di morte appariva come la conseguenza logica dell'applicazione della giustizia a cui doversi attenere".

"Purtroppo - ha riconosciuto -, anche nello Stato Pontificio si è fatto ricorso a questo estremo e disumano rimedio, trascurando il primato della misericordia sulla giustizia. Assumiamo le responsabilità del passato, e riconosciamo che quei mezzi erano dettati da una mentalità più legalistica che cristiana. La preoccupazione di conservare integri i poteri e le ricchezze materiali aveva portato a sovrastimare il valore della legge, impedendo di andare in profondità nella comprensione del Vangelo". Tuttavia, ha aggiunto, "rimanere oggi neutrali dinanzi alle nuove esigenze per la riaffermazione della dignità personale, ci renderebbe più colpevoli".

Per il Papa, "qui non siamo in presenza di contraddizione alcuna con l'insegnamento del passato, perché la difesa della dignità della vita umana dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale ha sempre trovato nell'insegnamento della Chiesa la sua voce coerente e autorevole".

Lo sviluppo armonico della dottrina, tuttavia, "richiede di tralasciare prese di posizione in difesa di argomenti che appaiono ormai decisamente contrari alla nuova comprensione della verità cristiana". "È necessario ribadire pertanto che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona", ha concluso.

Papa Francesco ha spesso avuto contatti con condannati a morte, ad alcuni ha telefonato, come aveva anche detto l'arcivescovo Rino Fisichella, delegato pontificio per l'Anno Santo della Misericordia, presentando il Giubileo dei carcerati nel 2016.

>> Il Papa, i condannati a morte, Cafasso. Oltre l’umana giustizia- L'editoriale di Riccardo Maccioni

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: