venerdì 15 giugno 2018
Il discorso del Papa ai Maestri del Lavoro: è il lavoro a dare dignità, non l'assistenzialismo. «La santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi e le mani» per aiutare i fratelli
Papa Francesco parla in Aula Paolo VI ai partecipanti al convegno nazionale della Federazione Maestri del Lavoro d'Italia (Ansa)

Papa Francesco parla in Aula Paolo VI ai partecipanti al convegno nazionale della Federazione Maestri del Lavoro d'Italia (Ansa)

«Non lasciare in balia delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia». Lo ha detto papa Francesco parlando questa mattina ai partecipanti al convegno nazionale della Federazione Maestri del Lavoro d'Italia, ricevuti in Vaticano. E ha ricordato che è il lavoro, e non sono i sussidi, a garantire la dignità. IL TESTO DEL DISCORSO

La società si basi sul lavoro

Nel suo discorso il Papa ha osservato che «una società che non si basi sul lavoro, che non lo promuova concretamente, e che poco si interessi a chi ne è escluso, si condannerebbe all'atrofia e al moltiplicarsi delle disuguaglianze». «All'opposto - ha scandito - una società che, in spirito sussidiario, cerchi di mettere a frutto le potenzialità di ogni donna e ogni uomo, di ogni provenienza ed età, respirerà davvero a pieni polmoni, e potrà superare gli ostacoli più grandi, attingendo a un capitale umano pressoché inesauribile, e mettendo ognuno in grado di farsi artefice del proprio destino, secondo il progetto di Dio».

«La speranza in un futuro migliore passa sempre dalla propria attività e intraprendenza, quindi dal proprio lavoro - ha osservato Francesco -, e mai solamente dai mezzi materiali di cui si dispone. Non vi è infatti alcuna sicurezza economica, né alcuna forma di assistenzialismo, che possa assicurare pienezza di vita e realizzazione personale».

Bandire dal lavoro frode e menzogna

«Rinnovare il lavoro in senso etico - ha precisato Francesco - significa rinnovare tutta la società, bandendo la frode e la menzogna, che avvelenano il mercato, la convivenza civile e la vita stessa delle persone, soprattutto dei più deboli». Il Papa ha indicato questa "mission" ai Maestri del Lavoro: «Per fare questo, per testimoniare cioè i valori umani ed evangelici in ogni contesto e in ogni circostanza, è necessaria - ha spiegato - una tensione alla coerenza nella propria vita. C'è bisogno di concepire la totalità della propria vita come una missione».

Francesco ha chiesto dunque agli imprenditori premiati dal presidente della Repubblica, «uno spirito oblativo», che sia espressione dell'«amore per i fratelli che brucia dentro come un carburante spirituale che a differenza di quelli fossili, non si esaurisce ma si moltiplica con l'uso».

«Non lasciamoli in balia delle onde»

Il Papa ha chiesto di tornare alle Beatitudini. «Insegnino a noi e al nostro mondo», ha detto, a «non lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia». «Ci mostrino che la santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro». «Ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli. Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa "piovere" automaticamente il benessere per tutti».

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