lunedì 9 settembre 2019
Papa Francesco, arrivato alle Mauritius, terza e ultima Nazione del suo 31esimo viaggio, lancia subito un appello: "Non lasciamo i nostri ragazzi ai mercanti di morte"
Il Papa a Mauritius: la precarietà emargina i giovani
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E' stato accolto con 100mila rami di palme agitate al vento, Papa Francesco. Un saluto in stile domenica delle Palme che la popolazione di Mauritius ha voluto tributargli non solo in segno di gioia, ma anche come promessa. Quei rami sono infatti il simbolo di un impegno: quello di piantare 100mila alberi come contributo alla custodia del creato, un tema che infatti il Pontefice ha toccato più volte in questi giorni trascorsi tra Mozambico, Madagascar, prima di atterrare sul piccolo ma bellissimo lembo di terra che galleggia nell'immensità dell'Oceano Indiano.

Palme lungo le strade, in mano a una folla entusiasta. E palme (insieme a grandi fiori bianchi e gialli) anche sull'altare della Messa presso il monumento di Maria Regina della Pace che ha costituito il primo appuntamento pubblico di questa terza e ultima tappa del viaggio di Francesco, che vi sosterà otto ore in tutto. Nell'omelia, però, il Pontefice chiede di custodire anche l'ecologia umana. E pensa soprattutto ai giovani "immersi nella precarietà". “Com'è duro constatare – dice infatti - che, nonostante la crescita economica che il vostro Paese ha avuto negli ultimi decenni, sono i giovani a soffrire di più, sono loro a risentire maggiormente della disoccupazione che non solo provoca un futuro incerto, ma inoltre toglie ad essi la possibilità di sentirsi protagonisti della loro storia comune”.

Così il “futuro incerto” spesso li fa diventare preda “davanti alle nuove forme di schiavitù di questo secolo XXI. Loro, i nostri giovani – sottolinea -, sono la nostra prima missione. Dobbiamo invitarli a trovare la loro felicità in Gesù, non in maniera asettica o a distanza, ma imparando a dare loro un posto, conoscendo il loro linguaggio, ascoltando le loro storie, vivendo al loro fianco, facendo loro sentire che sono benedetti da Dio. Non lasciamoci rubare il volto giovane della Chiesa e della società – esorta ancora papa Bergoglio - Non permettiamo ai mercanti di morte di rubare le primizie di questa terra”.

Alla Messa, animata da canti molto ritmati, eseguiti da cantori in sgargiante divisa gialla e con in testa un simpatico panama con la striscia dei colori della bandiera mauriziana, sono presenti 100mila fedeli, provenienti anche da Sychelles, Reunion, Comore, Chagos, Agalega e Rodrigues. Il Pontefice evoca la figura di padre Laval, apostolo degli schiavi, del quale nel pomeriggio visiterà il santuario, e indica il beato come esempio di missionario che ha dato alla Chiesa locale “una nuova giovinezza, un nuovo respiro che oggi siamo invitati a continuare nel contesto attuale”. Egli è in sostanza il modello di una “evangelizzazione che sa farsi tutto a tutti”, non “distante e asettica”. Allo stesso modo, dice, la Chiesa deve conservare "il suo slancio missionario".

Ecco dunque l'importanza dei giovani, che spesso “provocano la comunità cristiana a rinnovarsi e ci invitano – ricorda il Papa – a partire verso nuovi orizzonti”. Ed ecco anche l'importanza di vivere le beatitudini “la carta di identità del cristiano”, risuonate poco anche nella proclamazione del Vangelo. “Ai piedi di questo monte, che oggi vorrei fosse il monte delle Beatitudini – rimarca Francesco -, anche noi dobbiamo recuperare questo invito a essere felici. Solo i cristiani gioiosi suscitano il desiderio di seguire quella strada; la parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine”.

Dunque non bisogna preoccuparsi tanto del “minaccioso pronostico “siamo sempre di meno”“, quanto piuttosto “della carenza di uomini e donne che vogliono vivere la felicità, facendo percorsi di santità”. Perciò conclude il Pontefice: “Quando un giovane vede un progetto di vita cristiana realizzato con gioia, questo lo entusiasma e lo incoraggia e sente un desiderio che può esprimere in questo modo: “Voglio salire su quel monte delle Beatitudini, voglio incontrare lo sguardo di Gesù e che Lui mi dica qual è il mio cammino di felicità”. Preghiamo, cari fratelli e sorelle, per le nostre comunità, perché dando testimonianza della gioia della vita cristiana, vedano fiorire la vocazione alla santità nelle diverse forme di vita che lo Spirito ci propone”.

Dopo il pranzo con 5 vescovi della Cedoi, la Conferenza episcopale dell'Oceano Indiano, Francesco ha visitato in privato il Santuario di padre Laval, per poi recarsi nel Palazzo presidenziale per la visita di cortesia al presidente ad interim della Repubblica Barlen Vyapoory.

A seguire incontrerà il primo ministro Jugnauth e, al termine, si svolgerà l'incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico. Infine, la cerimonia di congedo all'aeroporto di Port Louis e il volo di ritorno ad Antananarivo. Domani, dalla capitale malgascia, il volo di ritorno che riporterà a Roma Papa Francesco alle ore 19.

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