venerdì 23 luglio 2010
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Caro direttore,è possibile oggi parlare di sfida educativa? Nello stesso istante che la figlia di Berlusconi, Barbara, si laureava, mia figlia dava l’esame di italiano alla Facoltà di Storia e Filosofia all’Università della Calabria. Appena finito ho commentato la notizia della neo dottoressa Berlusconi "invitata" da don Verzé a diventare docente in una facoltà di economia che nascerà alla Università del San Raffaele, di cui il prelato è il patron. Mi sono chiesto se mia figlia avrà lo stesso trattamento della figlia di Berlusconi e se mio figlio, che vuole fare il medico avrà, l’anno prossimo, la possibilità di studiare al San Raffaele, visto che, se non hai santi in terra come il presidente del Consiglio, non entri da nessuna parte. Sono 9 anni che io ruoto nelle stanze universitarie come co.co.co., ricercatore, assistente e cultore della materia ma mai nessuno mi ha proposto una cattedra. Giustamente mia figlia mi dice che non sono nessuno e che nessuno mai mi proporrà nulla del genere, anche se lo merito. Ma la cosa che mi colpisce non è se c’è o no il merito, se c’è o no l’esperienza e la competenza, e non mi colpisce se la proposta di diventare docente universitario viene fatta alla figlia di Berlusconi, visto che nella nostra società se sei figlio di ingegnere diventi ingegnere e se sei figlio di notaio diventi notaio, e se sei figlio di operaio, come me, anche se hai due lauree e tre master e un curriculum di 17 pagine, devi, a 50 anni, rimanere precario, senza nessuna possibilità di "mobilità sociale". Mi preoccupa, invece, e mi scandalizza che la proposta venga fatta da un sacerdote, Rettore che dovrebbe avere un sacrosanto principio etico non solo in quello che dice e che fa, ma nell’educare dando giusto valore alle cose, "doni" di Dio. Non da sociologo né da economista, ma da diacono della Chiesa di Dio quale sono, cosa dirò ai giovani che mi chiederanno se nel loro futuro ci può essere un miglioramento della classe sociale da cui provengono? Risponderò, forse, che "Il dramma dell’educazione" del cardinale Scola e la "Sfida educativa" del cardinale Ruini vanno riscritti o finalmente meditati a fondo, fino a essere conseguenti...

Salvatore Barresi, Crotone

Dica a sua figlia che ne vale sempre la pena, caro dottor Barresi. Sono il primo (e unico) giornalista della mia famiglia, figlio d’insegnanti e nipote d’artigiano. E sinceramente non saprei dirle, visto che il mio lavoro mi piace immensamente, quale di questi impegni e ruoli sociali valga di più... Vorrei però confidarle che spero di riuscire a far sintesi, nel mio essere cronista, della profondità e dell’utile bellezza dei mestieri dei miei genitori e di mio nonno. Credo, poi, che ognuno – di chiunque sia figlio – abbia il diritto e il dovere di mettere a frutto i propri talenti. Mi fa un po’ effetto ripeterlo a una persona come lei, che tratteggia con dolente efficacia una storia tenace e precaria da uomo di studi e di ricerca. La sua esperienza è dura, come la sua amarezza. E, certo, vivere e operare e testimoniare nella splendida e difficile terra di Calabria ha il suo peso... Eppure è questa la sfida che ha davanti e che continua ad accettare: da cittadino, da cattolico, da intellettuale, da padre. Sfida anche educativa. Glielo dico come se lo dicessi a me stesso: non si faccia sfidare, e magari scoraggiare, altrimenti. Neanche da ciò che percepisce come scandalo. Vede, io non conosco personalmente don Luigi Maria Verzé, ma so che è uomo di fede e di scienza schietto e sorprendente, pieno di esperienza eppure – in nome della missione di vita che s’è dato e che interpreta da decenni con speciale autonomia – a volte letteralmente spiazzante. Penso che abbia parlato a Barbara Berlusconi, neolaureata con lode, appunto alla sua maniera, e con un di più di amicizia. Non si sarà stupito, dunque, don Verzé, per le reazioni altrettanto schiette che ha provocato e che continua a suscitare. Mi dicono, però, che nell’Università della quale è motore e Rettore sono previste (e immagino siano congrue) agevolazioni e borse di studio per gli studenti migliori. Merito, non ascendenze esclusive e selezionate. Davvero, caro Barresi, ripeta ai suoi figli quello che già dice con la sua stessa vita: vale sempre la pena di valere. E di lottare.
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