Maglia su Auschwitz. Umorismo nero e non più inosabile?
martedì 30 ottobre 2018

La sua maglietta da domenica ha fatto il giro del web. Nera, con la scritta “Auschwitzland” simile a “Disneyland”, il campo di sterminio come un campo di divertimenti. Sai che risate. Lei, Selene Ticchi D’Urso, militante di Forza Nuova, già candidata sindaco a Budrio, l’altro ieri a Predappio aveva al braccio la fascia del “servizio d’ordine”, a riprova che non è un cane sciolto, un’infiltrata. Lei? Lei se la ride e spiega che si tratta di “umorismo nero”.

Nero lo è di sicuro, che poi faccia ridere, be’, per primi di sicuro non risero i sei milioni di ebrei che quei campi non li trovarono affatto divertenti. Ovviamente la camerata Ticchi è stata sommersa di indignazione e condanna. Non unanimi, ma abbastanza diffuse. Ieri perfino Forza Nuova si è affrettata ad annunciare la sua «sospensione con effetto immediato e a tempo indeterminato». Ma non è questo il punto. A farci pensare è il fatto che fino al recente passato nessuna Ticchi avrebbe osato tanto. Busti di Mussolini sì, armamentario del ventennio e della Repubblica sociale pure, ma “Auschwitzland” va oltre. Non si tratta del vecchio, ridicolo negazionismo teso a minimizzare e a dissimulare.

La camerata Ticchi con la sua casacchina finisce per ammettere che i campi di sterminio ci furono. Ma li banalizza, ne fa oggetto di scherno, sommerge la vergogna e l’orrore sotto uno sghignazzo da esibire con orgoglio. Costei è un caso isolato e trascurabile o la punta di un iceberg, la rappresentante maldestra di un sentimento diffuso anche se finora silente? Resta il fatto che oggi ci si spinge dove ieri non ci si spingeva. È caduto l’ultimo freno, l’estrema remora e ci si sente autorizzati a tutto.

Il brutto e il volgare sono sempre esistiti. Ma in gran parte restavano intenzioni. Oggi i pensieri si tramutano in opere perché personaggi autorevoli, opinion leader, capi politici, esibendo loro per primi con orgoglio il brutto e il volgare, di fatto autorizzano i fan a fare altrettanto. Auschwitzland, perché no? E se qualcuno protesterà un po’ troppo, gli si potrà sempre replicare a muso duro: e allora i comunisti? La cura per la malattia? La cura capace di scavare là dove tutto ha origine, nell’anima?

La cura è la bellezza. Una travolgente, inarrestabile ondata di bellezza che scuota le anime mitridatizzate, rese inerti da continue letali minuscole dosi di volgarità, rancore e odio. Dite che non è facile? Vero, è impresa temeraria, quasi impossibile, a tal punto da indurre i pavidi a non provarci neppure. Ma è l’impresa giusta per chi, cristiano vero e vero uomo di buona volontà, abbia un’anima che sgomita e bussa e strilla per uscire, incapace di arrendersi.

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