lunedì 3 ottobre 2022
Il Cremlino: emotive le parole di Kadyrov sul nucleare, ma la tensione resta alta. L'Italia convoca l'ambasciatore di Mosca per i referendum nelle regioni occupate. Kiev avanza nella zona di Lugansk
Guerra giorno 222: la frenata russa sull'atomica, l’Europa contro l’annessione
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La guerra in Ucraina è arrivata al giorno 222, con la continua pressione delle truppe di Kiev sulle linee russe e le tensioni altissime sull'ipotesi dell’uso dell’arma nucleare da parte di Mosca. Domenica, il Papa ha lanciato un accorato appello direttamente al presidente Putin perché fermi la spirale di odio e violenza e al presidente Zelensky perché consideri serie proposte di pace, di fronte al rischio di una catastrofica escalation atomica.

Se anche i media russi hanno di fatto censurato il grido di Francesco in piazza San Pietro, come hanno fatto calare il silenzio sulla sconfitta di Lyman, il portavoce del Cremlino ha cercato di abbassare leggermente i toni, senza però negare la possibilità di un ricorso ad armi non convenzionali secondo la dottrina difensiva della Federazione. “In questo momento così carico di tensione i leader delle regioni hanno l'autorità per esprimere le loro opinioni e per fare valutazioni. Ramzan Kadyrov (che ha dichiarato di volere mandare i tre figli minorenni a combattere, ndr) sin dall'inizio dell'operazione militare speciale ha contribuito molto alla campagna e continua a farlo ma, anche nei momenti difficili, le emozioni devono essere escluse dalle valutazioni. Quindi preferiamo mantenere valutazioni obiettive ed equilibrate”, ha dichiarato Dmitry Peskov, dopo che il presidente della Cecenia aveva chiesto l'adozione di “misure più drastiche, fino alla dichiarazione della legge marziale nelle regioni di confine e l'impiego di testate nucleari a carica bassa”. Gli stessi Usa sono cauti e non vedono per ora "movimentI" significativi.

Nelle stesse ore, la Duma ha ratificato all'unanimità l'annessione dei territori ucraini occupati di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, già sancita da Putin venerdì 30 settembre. L’ufficialità dell’atto non ha però risolto il problema dei confini nemmeno per la Russia, che infatti ha ammesso che tracciare le frontiere sarà un compito difficile e vi saranno consultazioni con le autorità della zona. Un altro segno dell’improvvisazione della mossa di indire i referendum dal 23 al 27 settembre, sotto la pressione dell’avanzata ucraina.

Attualmente, le truppe di Kiev, dopo la presa del centro strategico di Lyman, nel Donbass, sempre a Est stanno cercando di sfondare la difesa russa nell'area di Kreminna, una cittadina nella regione di Lugansk. Il portavoce del Gruppo Orientale delle Forze Armate ucraine, Serhiy Cherevaty, ha annunciato il controllo anche di Torske, a ovest di Lyman e a breve distanza dal confine amministrativo di Lugansk. Secondo il generale, per Mosca "è molto importante mantenere Kreminna" perché la sua conquista aprirebbe alla riconquista della regione di Severodonetsk e Lysychansk, conquistate durante l'estate dai russi e ora di nuovo contese anche se “unite” alla Federazione.

Un’incorporazione che l’Italia insieme all’Europa ha voluto fermamente e ufficialmente contestare con la convocazione dell’ambasciatore russo a Roma, Sergei Razov (molti Paesi hanno fatto lo stesso nelle proprie capitali). Nel colloquio, è stata espressa dal segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, “la più ferma condanna per i referendum farsa nelle quattro regioni” ucraine. “Consultazioni che la Russia ha condotto in maniera illegale in violazione di ogni norma del diritto internazionale”. Razov, in seguito, ha fatto sapere di “avere respinto categoricamente le dichiarazioni della parte italiana ed esposto le sue posizioni in merito alle questioni che sono state toccate nello spirito di quanto disposto dal discorso del presidente Vladimir Putin”.

Sul fronte energetico restano il blocco del gas russo verso l’Italia (che secondo l'Eni potrebbe creare problemi nel prossimo inverno) e la fuoriuscita di metano dalle falle create nel Mar Baltico al Nord Stream 2. Una situazione che, come quella della crisi, sembra in attesa di ulteriori sviluppi per incanalarsi decisamente in una nuova fase (l'Europa continua a non trovare un'intesa sulle misure comuni da adottare). La svolta sul campo potrebbe essere data da uno sfondamento deciso in Donbass e nella zona di Kherson da parte delle truppe ucraine. Infatti, le élite in Russia cominciano ad ammettere la possibilità di una sconfitta, scrive l'analista Tatyana Stanovaya, del centro R-Politik, in un lungo articolo per “Carnegie Russia”, sottolineando che questo scenario “apre la questione della disponibilità della classe dirigente a rimanere al fianco di Putin fino alla fine amara, soprattutto di fronte alla minaccia crescente dell'uso di armi nucleari”, un elemento quest'ultimo da cui dissentono perfino “stretti collaboratori del presidente”.

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