La condanna di Cosentino, traditi ma non vinti da chi ha scelto il male
sabato 19 novembre 2016

«Come vi sentite dopo la condanna di Nicola Cosentino?», mi chiede il giornalista. Traditi. Ci sentiamo traditi e addolorati. Che i beni materiali, gli onori, il potere facessero gola a molti, lo sapevamo. Che la politica, dimenticando di fare il proprio dovere, sovente, si inoltri per sentieri che non dovrebbe mai percorrere è un fatto. Sentire, però, il presidente del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, pronunciare la condanna (in primo grado, ci potranno essere altri giudizi) per Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia, è triste e deprimente. Nove anni di reclusione e altri due anni vigilata al termine della pena. L’ex onorevole è accusato di concorso esterno in associazione camorristica. La camorra, per chi come noi, è nato e vive tra le province di Napoli e Caserta, è un cappio al collo dal quale da sempre cerchiamo di liberarci. Fin da bambini, i suoi uomini, la sua logica, i suoi tranelli hanno tentato di intimorirci, impaurirci, zittirci. C’è stato un tempo in cui non c’era attività – commerciale, edilizia – che non cadesse, direttamente o indirettamente, sotto il suo controllo.

C’è stato un tempo in cui l’illusione che le cose andassero meglio si faceva sentire. Era il tempo in cui non si sparava, non si strangolava, non si spargeva sangue. Gli anni degli affari silenziosi. Degli intrecci intelligenti. La Chiesa, in questi paesi, continuava a fare la sua parte, seminando desideri di pace e di speranza. La chiesa c’era. C’è. E sa bene, che da soli, i camorristi non avrebbero mai potuto arrivare a esercitare un potere che spaventa. La camorra è riuscita a intrecciare con alcuni uomini dello Stato e dell’imprenditoria un rapporto di odio-amore che le ha permesso di crescere e rimanere in vita. Di diventare una potenza. Il pacchetto di voti che riusciva a spostare facevano gola a tanti. E tanti alla camorra sono ricorsi per sedere in quelle aule nelle quali non sarebbero mai arrivati. Chi voleva arrivare in alto, non per il desiderio di servire, ma per sete di potere e di denaro, con la camorra ha fatto affari. Non sempre è facile dire se la camorra si sia servita di loro o, al contrario, se siano stati loro a servirsi della camorra. Nunzio Perrella, primo pentito della camorra riguardo al traffico dei rifiuti tossici in Campania, rivela che per ogni chilogrammo di rifiuti alla camorra andavano 10 lire, alla politica, invece, 25. Illazioni? Menzogne?

Saranno i giudici a stabilire come sono andate le cose. E i giudici di Santa Maria hanno stabilito che l’ex onorevole, Nicola Cosentino deve essere condannato. Il pensiero corre ai tempi in cui fu sottosegretario. Un potente uomo dello Stato al quale l’Italia affidava le sorti del Paese e della gente. Un uomo di cui fidarsi ciecamente. No, questa non è una notizia tra le altre. Cosentino non si è macchiato di sangue. Era l’uomo del futuro in cui riporre fiducia. Cosentino doveva rappresentare la speranza per la nostra terra bella e tormentata. Avrebbe dovuto farci respirare un sorso di aria pura dopo il fetore degli anni passati. Era nato a Casal di Principe, il paese di don Peppino Diana. Avevano la stessa età. Due uomini spigliati, volitivi, intelligenti. Credo che come don Peppino da ragazzo anche lui avesse in odio la camorra. Poi le strade si sono divise. Accade sempre così. Si fa un breve tratto di strada insieme poi ognuno sceglie se farsi amante del bene o lasciarsi ammaliare dal male. Peppino ha fatto centro, Cosentino no.

E adesso? Che cosa racconterò questa sera ai miei ragazzi di Caivano? Dovrò ripetere loro che gli uomini non sono tutti uguali. A costo di essere deriso dirò loro, ancora una volta, che lo Stato c’è e va rispettato. Che anche quando sembra essere distante, distratto e negligente è un padre da servire. Ripeterò loro di non confondere gli uomini dello Stato con lo Stato. Che sono tantissime le persone oneste che lottano, soffrono, sperano. Oggi ci sentiamo traditi e amareggiati. È vero. Purtroppo chi avrebbe dovuto combattere con noi e per noi la serpe velenosa della camorra, dalla camorra è stato ammaliato e fatto prigioniero. Peccato.

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