giovedì 12 ottobre 2017
Gentile direttore, non entro nel merito dell’opportunità o meno di ospitare le vignette di Staino nelle pagine di “Avvenire”, anche se a volte ho l’impressione che nel mondo cattolico
Staino, la ragionevolezza della fede e la fantasia straordinaria di Dio

Gentile direttore,
non entro nel merito dell’opportunità o meno di ospitare le vignette di Staino nelle pagine di “Avvenire”, anche se a volte ho l’impressione che nel mondo cattolico ci sia una eccessiva ricerca di “sponde laiche” a sostegno di ciò in cui crediamo, quasi che la fede cristiana non abbia in sé una ragionevolezza sufficiente. È solo una considerazione che non tocca Avvenire di cui ho troppa e giustificata stima. Vengo piuttosto a una contraddizione, a mio avviso palese, nelle parole di Sergio Staino nell’intervista a Marina Corradi. Staino afferma di non essere credente, ma aggiunge: «Per me Gesù è un bellissimo personaggio storico... Lo dico sempre...: non mi toccate Gesù, che ha fatto tanto bene al mondo...». Può veramente essere un grande personaggio uno che afferma di sé: «Io sono la luce del mondo»... «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna»... «Io sono la risurrezione e la vita»... «Io sono la via, la verità e la vita»? Lo è solo se quel personaggio è realmente quello che dice di essere: l’Emmanuele, il Dio con noi, ossia «il Figlio di Dio fatto uomo». Altrimenti non è un grande personaggio, ma un povero uomo, un megalomane, uno fuori di testa, un pazzo, tra l’altro finito male, in croce come un malfattore, tradito, rinnegato, abbandonato anche dai suoi stessi amici. Se non fosse risorto, Gesù sarebbe solo un nome senza rilevanza alcuna. E come si spiegherebbe l’avventura cristiana di questi duemila anni? Centinaia di milioni di persone che hanno creduto e credono in Lui... milioni di persone che hanno dato e continuano a dare la vita per Lui. Per chi? Per un povero uomo, un visionario, un mentecatto? La ragione, non ancora la fede, mi dice che credere in Lui è sommamente ragionevole. Eppure accolgo volentieri le parole di Staino. Colui che si è presentato come «segno di contraddizione» riesce ad entrare nelle stesse contraddizioni degli uomini per dare e ricevere amore, e portare salvezza. Altrettanto avviene per coloro che, con diversa sensibilità culturale, accolgono i valori generati dal Cristianesimo (e che hanno fatto il nostro Occidente) senza l’albero che li ha prodotti. Benedetta contraddizione! Come quella di un uomo, incontrato quest’anno in occasione della benedizione delle famiglie, che mi ha detto di non essere credente, ma «un’Ave Maria alla sera non manca mai. Me l’ha insegnata mia madre e di lei mi fido». È la fantasiosa straordinaria benevolenza di Dio che trova vie impossibili per darci la sua mano nel faticoso cammino della vita.

don Vittorio Montagna parroco di Chiampo, Vicenza

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