Santità e politica: prova decisiva è il conflitto
giovedì 3 maggio 2018

Caro direttore,

leggendo la recente esortazione apostolica di Papa Francesco sulla santità (Gaudete et exultate) mi sono posto il seguente interrogativo: come essa si applichi a quella categoria non esattamente popolare oggi che sono i politici. L’accostamento tra santità e politica è certo audace e problematico e tuttavia non arbitrario se si considera l’ universale chiamata alla santità. Persino i politici non dovrebbero esserne esclusi…

Il tema della vocazione di tutti alla santità non è nuovo. Lo si rinviene, per esempio, nel Concilio al capitolo V della Lumen Gentium. Il testo di Francesco si segnala, tuttavia, per un paio di sottolineature caratteristicamente sue: circa il merito, per l’accento posto sul tratto feriale e popolare della santità («della porta accanto»); circa la forma comunicativa, in quanto intessuta di esempi concreti, vicini, familiari. Francesco batte in particolare su alcuni elementi che connotano la santità comune: non la presunzione della perfezione ma il suo opposto ovvero l’umile ricerca di un progressivo e mai compiuto cammino alla ricerca di essa; la consapevolezza che essa è dono dall’alto e solo subordinatamente compito che attiva la nostra libertà responsabile; lo stile evangelico della Beatitudini; uno spirito lieto, positivo, che si affida a una speranza certa e la contagia. Non è poco. Anzi è troppo, se non ci soccorresse la Grazia divina. Mi sono chiesto come questi tratti qualificanti la santità reagiscano sulla politica o, più esattamente, sui politici. Non dobbiamo farla facile. Di più: si deve muovere dalla convinzione che, se prendiamo sul serio la questione, la cosa riveste una particolare difficoltà. Tre soli esempi.

Primo: il rapporto singolarmente ravvicinato dei politici con il potere. Esso è anzi la loro materia specifica di azione. Non è facile, soggettivamente o oggettivamente, praticare umiltà, sobrietà e senso del limite da parte di chi il potere su altri lo deve cercare (in democrazia raccogliendo il consenso) e poi esercitare.

Secondo: altrettanto difficile è coltivare la speranza, specie in questo nostro tempo politico dominato dalle paure, e contestualmente preservare un lucido, disincantato realismo. Penso in particolare al governo o anche solo all’amministrazione cui compete comporre interessi configgenti o ricorrere talvolta all’uso della forza (sempre proporzionata e finalizzata alla giustizia). Perché la santità si realizza attraverso l’esercizio dei doveri specifici inerenti al proprio status di politico. Cioè facendo bene la politica.

Terzo: la gestione del conflitto che è immanente all’attività politica. Conflitto inteso sia come competizione con gli avversari politici, sia, più esplicitamente, come rapporti di forza dentro la società. Se non si fraintende o banalizza il concetto di santità, derubricando i santi a santini consegnati a icone oleografiche, si può persino concludere che la santità specificamente politica, quasi di regola, mette in conto dissensi, contrasti, opposizioni, incomprensioni.

Del resto, basti pensare a tre figure di politici dei quali è in corso il processo di canonizzazione: Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati. Chi conosce la loro biografia personale e politica sa bene che, al netto di certe letture agiografiche, essi sperimentarono incomprensioni e contrasti anche dentro la comunità cristiana. Non deve sorprendere. I politici devono operare scelte - è nella natura stessa della politica - su un piano ove l’opinabilità è la regola e anche i politici migliori, compresi i santi, possono sbagliare e comunque non possono accontentare tutti. Così fu anche per i tre grandi cui si è fatto cenno: non si tirarono indietro, si assunsero tutte intere le loro responsabilità. Ciò che conta è la qualità evangelica della motivazioni che li hanno mossi e della tensione che li ha animati. Questo decide della loro santità. Mi è occorso di sostenere e non per paradosso che laddove non si fossero registrate opposizioni al loro operato in vita difficilmente saremmo di fronte a una santità politica in senso proprio.

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