Quel troppo lungo tavolo tra potenti non dice pace
mercoledì 9 febbraio 2022

Una foto, ieri, mostrava su tutti i giornali l’incontro a un tavolo fra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron: i due capi di Stato siedono alle due estremità del tavolo, e il tavolo è lunghissimo, incredibilmente lungo, ci sta a fatica dentro la stanza e dentro la fotografia, uno dei leader sembra uscire fuori dal margine sinistro e l’altro fuori dal margine destro. I giornali dicevano che la distanza tra i due leader era superiore ai 6 metri.

Ma se l’incontro è stato così, come si fa a chiamarlo 'faccia a faccia'? 'Faccia a faccia' vuol dire che le due facce si toccano. Questa non pare la fotografia di un incontro che c’è stato, ma di un incontro che doveva svolgersi e non s’è svolto. Se due non vogliono parlarsi e sentire ognuno cosa dice l’altro, devono mettersi così: fuori della portata dell’udito. Si guardano e si vedono, anzi si fissano, ma non posso parlarsi con un tono normale, per parlarsi devono alzare la voce. È un incontro a due, cioè un incontro ravvicinato. Non ci sono nemmeno gli interpreti, che di solito per incontri del genere sono previsti. Gli interpreti lavorano 'a remoto', cioè fuori del campo visivo. Nascosti. Ci vogliono, perché saranno loro a garantire, a futura memoria, che cosa questo incontro ha stabilito.

Putin e Macron seduti allo stesso tavolo

Putin e Macron seduti allo stesso tavolo - Ansa

Ma intanto, mentre dialogano tra loro, i due capi di Stato sono soli e lontani, così lontani che più lontani non si può. Dev’essere la diplomazia che impone questa etichetta. Uno dei due leader, Macron, è noto per la sua dichiarazione che gli incontri, per essere utili, devono permettere una comunicazione 'totale', e ognuno dei due comunica con tutto se stesso, occhi mani gesti movimenti, tutto trasmette significati, e un incontro ti serve se raccogli tutti i significati che ti consegna l’altro. Un incontro è molto più di una telefonata. Perciò su un incontro lavora molto la diplomazia.

La diplomazia stabilisce l’etichetta. E chi non conosce la diplomazia, come me, non può capire l’etichetta. Non la può accettare. Immagino che il dialogo sarà stato e continuerà a essere intricatissimo, perché si tratta di disinnescare la situazione dell’Ucraina, che le informazioni dicono sull’orlo della guerra: carri armati pronti, artiglieria pronta. Hanno fatto perfino i conti, in quanti giorni potrebbe cadere Kiev in caso di attacco russo, e han risposto due giorni. Due giorni sono una tentazione. Se muovendoti oggi, fra due giorni puoi avere Kiev, la tentazione di muoverti oggi è fortissima. Se la posta in palio è questa, avvicinatevi e ditevi sottovoce le cose che non volete far trapelare. Se la foto mostrasse un tavolinetto di ridotte dimensioni, seduti al quale i due plenipotenziari si parlano come in camera caritatis, avremmo più speranze che la conclusione cerchi di puntare a un interesse morale, difendibile, giustificabile, mentre questa foto imponente ci fa temere che il colloquio punti a un interesse politico, nascosto, segreto. L’enorme distanza tra i colloquianti è la dichiarazione di una non-volontà a mettersi d’accordo. Più guardiamo questa foto, più temiamo che l’intesa sia difficile. Non è che non si capiscono. È che non si parlano.

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