I canti della Chiarastella . Quando il mistero della Natività era annunciato dagli zampognari


di Ambrogio Sparagna martedì 5 gennaio 2016
Filici giorno stammatina angili da lu cielo festa fanno che festa face lu putente Iddio assieme a san Giuseppe e la Madonna Sant’Anna e sant’Anastasia adda nasci ’u bambino di Maria adda nasci dinti na capannella ’durati da li bue e l’asinella È venuto Natale sant’e giusto è venuta la nasceta de Cristo chi prepara li pullaste e chi l’arruste je appis’ a la puteja l’aggie visto E chi de vino s’ha chine li fuste je’ d’acqua m’aggio fatta la prevista meglie a patì li ppene de la frusta ch’a a fa’ ’n’atu Natale comm’a chisto Filici giorno stammatina angili da lu cielo festa fanno che festa face lu putente Iddio assieme a san Giuseppe e la Madonna Ma pure senza vino e senza arruste amma fa festa a lu putente Iddio cantanne co’ zampogne e chitarrine alla salute de Gesù bambine. Questo canto appartiene alla tradizione dei suonatori di novene della Basilicata e descrive la condizione sociale dei musicisti popolari, figure straordinarie di suonatori che dedicavano la loro vita ad annunciare la gioia della nascita di Gesù Bambino vivendo spesso in condizioni di grande miseria e povertà. Dalle testimonianze di tanti suonatori anziani si apprende che, fino agli anni Settanta, il periodo delle novene aveva inizio il 25 novembre con la festa di Santa Caterina e riprendeva dal 16 dicembre fino al 24 dicembre. I suonatori si trasferivano durante tutto questo periodo dell’anno in paesi lontano da casa. Si suonava ininterrottamente già dalle quattro di mattina senza mai fermarsi, fino alla sera. Il suono delle zampogne accompagnava il risveglio e la vita dei paesi che così si preparavano a festeggiare il mistero della Natività. Per dormire, gli zampognari si adattavano in una stalla su giacigli di paglia o piante secche di fave e granturco. La gente alla fine del servizio pagava i suonatori di zampogna e ciaramella secondo le proprie possibilità offrendo olio, fichi e frutta secca ed altre cose da mangiare. Era usanza, tra gli zampognari laziali della Val di Comino, ricambiare i doni ricevuti dalle famiglie con delle piccole cucchiarelle di legno da loro stessi intagliate.
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