Parola di giustizia
domenica 23 ottobre 2016

L’odierna Giornata missionaria mondiale si colloca, per una felice coincidenza del calendario, nella fase conclusiva dell’Anno Santo della Misericordia, un evento ecclesiale che, per sua natura, si spinge ben oltre i limiti temporali fissati nella Misericordiae Vultus, cioè dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016. In effetti, la Bolla d’indizione del Giubileo spiega chiaramente che si tratta di un’iniziativa dalla forte valenza missionaria il cui dinamismo proietta le nostre comunità verso il futuro. «La Chiesa – ha scritto papa Francesco – ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona» (Mv 12).

Questo, in sostanza, significa che vi è un bisogno impellente di rilanciare, a livello mondiale, l’impegno contenuto nel Mandatum Novum di Nostro Signore, affidato agli apostoli duemila anni fa. Lo si evince anche leggendo il tradizionale messaggio che il Papa ha redatto per la Gmm, laddove ci invita a guardare alla Missione ad gentes «come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale».

Ecco, allora, che il modo più efficace per dare continuità all’Anno giubilare, stando sempre al messaggio di Francesco, è quello di «uscire, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana». Una Missione, dunque, «Nel nome della Misericordia», come recita lo slogan scelto per la Giornata dalla Fondazione Missio che rappresenta in Italia le Pontificie opere missionarie.

D’altronde, è sufficiente riflettere su quanto sta avvenendo sul palcoscenico della storia dove, quotidianamente, un numero indicibile di uomini e di donne sono ostaggio di logiche perverse in quelle che il Santo Padre, pertinentemente, definisce «periferie geografiche ed esistenziali» del nostro tempo. Si tratta di vittime sacrificali nel contesto della «globalizzazione dell’indifferenza», rispetto alle quali la comunità ecclesiale, nel suo complesso, semplicemente non può essere indifferente.

È sufficiente, ad esempio, riflettere su quanto sta avvenendo in Siria o in Iraq, per non parlare della martoriata regione congolese del Kivu settentrionale o in altre regioni dell’Africa subsahariana, per rendersi conto dell’egoismo che attanaglia l’animo umano. E cosa dire della finanza speculativa che ha acuito a dismisura la divaricazione tra ricchi e poveri, penalizzando l’economia reale e dunque sconvolgendo il cosiddetto "mercato del lavoro"?Per non parlare del fenomeno migratorio che interpella le società europee e in particolare le Chiese di antica tradizione. Da questo punto di vista è urgente l’impegno di tutti i credenti, non fosse altro per il fatto che nel mondo "villaggio globale" le responsabilità sono condivise.Ecco perché è fondamentale cogliere, in chiave missionaria, il rapporto tra giustizia e misericordia. Non sono due aspetti in contrasto tra di loro, spiega il Papa nella Bolla di indizione del Giubileo, «ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore». E poi chiarisce che «per superare la prospettiva legalista, bisognerebbe ricordare che nella Sacra Scrittura la giustizia è concepita essenzialmente come un abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio».

 

Una sfida che richiama, anche se non esplicitamente, l’antica tradizione della remissione dei debiti nei confronti soprattutto dei poveri, di coloro che vivono nei bassifondi della storia. La tradizionale colletta che verrà destinata alle Pontificie opere missionarie, in questo contesto, è il segno di una condivisione, all’insegna della solidarietà, di cui i nostri missionari e le nostre missionarie (membri di istituti o congregazioni, sacerdoti fidei donum e laici) sono i primi interpreti. Numericamente parlando, essi sono passati da oltre 24mila unità del 1990, a circa ottomila di oggi. Il calo è sotto gli occhi di tutti e dice come occorra recuperare lo slancio e l’entusiasmo missionario, nella consapevolezza, come dice papa Francesco, che la Chiesa per seguire il suo Signore deve essere davvero «in uscita».

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