499 anni dopo. Cattolici e luterani, un nuovo inizio


Riccardo Maccioni mercoledì 27 gennaio 2016
In apparenza la fine di un cammino, la chiusura del cerchio. In realtà il seme di un nuovo inizio, la linfa per rinvigorire la pianta del dialogo e della riconciliazione. Perché, lo sappiamo bene, i gesti diventano storia quando mettono radici, creano confronto, offrono fiato e coraggio alle voci dei testimoni. E il viaggio "ecumenico" che porterà il Papa a Lund, in Svezia, vuol essere proprio questo: olio per sanare le ferite delle divisioni, coraggio per un impegno comune nella città dell’uomo, inchiostro con cui scrivere insieme, cattolici e luterani, un vocabolario di pace e di fraternità.La scelta della data non è casuale, il 31 ottobre ricorre infatti l’anniversario (era il 1517) dell’affissione sul portale della chiesa di Wittenberg delle 95 tesi di Martin Lutero, gesto che sancì la frattura del cristianesimo occidentale. Ma il richiamo anziché alimentare la ruggine della separazione vuol rinnovare l’itinerario verso la pienezza della comunione. Ecco allora la decisione di celebrare insieme il quinto centenario dell’inizio della Riforma. Ecco l’annuncio del viaggio, il 25 gennaio, alla chiusura della Settimana di preghiera per l’unità. Ecco il documento "Dal conflitto alla comunione", vero e proprio vademecum del dialogo pubblicato nel 2013 e da allora ampiamente diffuso nelle due comunità. «Il Signore e maestro nostro Gesù Cristo, dicendo: "Fate penitenza", volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza». Recita così la prima Tesi di Lutero che riletta oggi è un invito a riflettere, come singoli e come Chiese, sugli ostacoli posti al cammino dell’unità. A cominciare da quello che in qualche modo li riassume tutti: essersi allontanati dalla verità del Vangelo di Cristo. «Come vescovo di Roma e pastore della Chiesa cattolica – ha detto papa Francesco lunedì scorso durante i Vespri in San Paolo fuori le Mura – voglio invocare misericordia e perdono per i comportamenti non evangelici tenuti da parte di cattolici nei confronti di cristiani di altre Chiese. Allo stesso tempo, invito tutti i fratelli e le sorelle cattolici a perdonare se, oggi o in passato, hanno subito offese da altri cristiani».Puntuale, torna nella predicazione di Bergoglio una delle parole chiave del suo pontificato, il concetto di memoria. Che significa consapevolezza della propria identità, amore per le origini, capacità di leggere il presente alla luce di esperienze già vissute. Ma che al tempo stesso, se non si sta attenti, può diventare arma di divisione, grimaldello a sostegno di vere o presunte ragioni storiche, lente deformata con cui rileggere il passato. Il primo passo nel cammino di riavvicinamento si trova allora proprio lì, nell’impegno reciproco e vicendevole della purificazione della memoria.Un percorso in cui le due comunità si sono spese con fede e coraggio, alimentando la comprensione e il rispetto reciproci. E i frutti non sono mancati, a cominciare dalla Dichiarazione congiunta, firmata nel 1999, sulla dottrina della giustificazione, frutto del dialogo internazionale luterano-cattolico, che nel 2017 festeggerà i 50 anni di attività. Un documento, cui si deve il merito di aver annullato dispute antiche di secoli, così come il viaggio di Benedetto XVI nel 2011 a Erfurt in Germania, offrì una prospettiva più matura e profonda di guardare "ecumenicamente" alla figura di Lutero. «Come posso avere un Dio misericordioso?» era la domanda, citata dal Papa emerito, che «stava dietro ogni ricerca teologica e ogni lotta interiore» del padre della Riforma protestante. Un tema sempre presente nel cuore dell’uomo e di stringente attualità più che mai oggi nell’Anno che Francesco ha voluto dedicare proprio alla misericordia.Del resto c’è molto di Bergoglio nella scelta di andare a Lund, là dove Bergman ambientò "Il posto delle fragole" uno dei suoi film più ispirati e inquieti. C’è il coraggio dell’apripista, c’è la forza del testimone, c’è il pastore capace di unire i gesti alle parole, c’è l’immagine della Chiesa che si mette in gioco, che fa il primo passo. C’è la cultura dell’incontro, che vede nell’interlocutore innanzitutto una persona, da ascoltare e comprendere. C’è il coraggio del dialogo senza maschere, tra fratelli che nelle differenze trovano la forza per camminare verso una maggiore unità. C’è il desiderio di una testimonianza comune nella società plurale che sembra aver dimenticato Dio. C’è la volontà di un nuovo inizio.
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