martedì 28 marzo 2017

Con l’annunciazione cominciò la gravidanza di Maria, che si sarebbe conclusa, nove mesi dopo, a Natale, con la nascita di Gesù. Chissà, forse un giorno gli storici ricorderanno la Festa dell’Annunziata del 2017 come un momento di ripartenza gioiosa per la Chiesa italiana. È indubbio infatti che con la visita alla Arcidiocesi di Milano papa Francesco abbia parlato non solo ai cattolici ambrosiani, ma a tutti i fedeli italiani. Tuttavia – è bene dirlo subito – se il messaggio acquisirà una vera forza nazionale, aprendo una nuova pagina nella storia dell’evangelizzazione in Italia, questo sarà merito anche dell’arcivescovo Scola. Non solo per il primato di aver accolto e ospitato due papi nel giro di pochi anni.

Ma perché le differenze di stile ecclesiale tra Bergoglio e Scola sono conosciute, tanto che la stampa li ha presentati talvolta in opposizione. Ebbene la visita a Milano ha fatto vedere che la diocesi che fu di Martini e di Tettamanzi, ora con Scola ha manifestato al Papa un gigantesco abbraccio di popolo: ha fatto soprattutto vedere un cardinale di Milano in perfetta e sincera sintonia col Vescovo di Roma, commosso e sorridente con lui. Il messaggio finale della visita è stato evangelicamente potente: una scossa di fede per la diocesi ambrosiana. Ma anche per tutta l’Italia. A confondere i soliti e astiosi profeti di sventura antifrancescani, è venuta una giornata solare che – come ha già commentato questo giornale – ha diradato le inconcludenti e antievangeliche nebbie di quella che Rosmini chiamava la “piaga del cuore” della Chiesa (e cioè la disunione dei vescovi).

E ha mostrato le grandi chance kerygmatiche della piena sintonia dei vescovi con il Papa. Bergoglio e Scola hanno messo insieme le risorse e concretamente, attraverso momenti vissuti, hanno mostrato alla Chiesa italiana quella via dell’evangelizzazione per il XXI secolo che il Papa aveva già tracciato nella Firenze del Convegno ecclesiale nazionale 2015: papa Francesco ha donato al presbiterio ambrosiano un calice; il vescovo Angelo ha “donato” al Papa 55 case ristrutturate per famiglie bisognose (e il Papa ha battuto le mani convinto e commosso). Eucaristia e carità operosa: questa la via che, attraverso i suoi pastori, lo Spirito indica alla Chiesa italiana, affinché ci sia più unità e meno uniformità, più differenze e meno divisioni. Con gioia. E senza alcuna rassegnazione. Siamo alla vigilia di significativi “passaggi di testimone”: fra non molto avremo il nuovo Vicario di Roma, il nuovo Arcivescovo di Milano, il nuovo Presidente della Conferenza episcopale italiana.

Passaggi delicati, ma anche occasione storica di ripartenza: e allora sarà una preziosa caparra per tutte le comunità ecclesiali che sono in Italia aver rodato la sintonia con Pietro, la communio hierarchica, come si è fatto a Milano e come si farà a Genova, subito dopo la conclusione dell’Assemblea della Cei che metterà nella mani di Francesco tre possibili nomi di un nuovo Presidente, nella Chiesa affidata a un altro vescovo Angelo, il cardinale Bagnasco che ha guidato la Cei negli ultimi dieci anni, con due Papi. L’Evangelii Nuntiandi di Paolo VI e l’Evangelii Gaudium, entrambe citate da Francesco a Milano, sono ricche di indicazioni da raccogliere e sviluppare per rispondere creativamente alle sfide contemporanee, che chiedono prospettive nuove e non la stanca e pessimistica riproposizione di schemi vecchi e superati.

L’agenda della Cei si farà, certo, più impegnativa, ma anche più entusiasmante, come i tempi ormai richiedono: una creatività coraggiosa, che professa la fede che nulla è impossibile a Dio. Così, per esempio, dopo due Sinodi sulla famiglia (e in vista del prossimo Sinodo sui giovani), non solo si potrà aggiornare il direttorio di pastorale familiare, ma – più in generale – sarà possibile un ripensamento vasto e profondo delle forme di “apostolato associato” del laicato italiano. Nel corso dei decenni la Chiesa italiana, cum Petro et sub Petro, ha inventato creativamente forme associative diverse e adeguate ai tempi (l’Opera dei Congressi, le Unioni popolari, l’Azione cattolica). Oggi appare sempre più necessaria una nuova fase creativa e innovativa (una nuova “epoca di movimento”, per dirla con Rosmini, dopo una “epoca di stazione”). Il numeroso laicato di parrocchia, che non fa parte di movimenti, non ha infatti una adeguata “forma associata” in cui far fiorire i propri carismi e far crescere la propria ministerialità nella comunità. Con i ricorrenti rischi del clericalismo, del contrapposto laicismo, dell’indifferenza accidiosa, delle formule anfibie (mezzi laici-mezzi preti). Perché, ad esempio, non riscoprire le antiche forme comunitarie e cooperative della “fabbriceria”?.

La visita a Milano ha svegliato l’aurora. Comincia un cammino gravido di possibilità. Tra “nove mesi” vedremo se ci sarà Natale, se cioè percorsi già in atto e potenzialità staranno diventando realtà popolare di “Chiesa in uscita”. Saremo la grande Famiglia dell’Annunziata?

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