Quelli che fanno «terra bruciata» e quelli che fanno la cosa giusta
sabato 26 gennaio 2019

Gentile direttore,
uno dei misteriosi protagonisti di "Giuda" si chiama Wald, Gershom Wald. Il bel libro di Amos Oz narra di Atalia, anche lei misteriosa: «È nata dalla parte della ragione. È tutta scolpita nella ragione. Ma il perenne avere ragione in fondo è terra bruciata, no?». Moscovici, Lagarde, Fmi, Bankitalia, Mattarella, Burioni e il momentaneamente ravveduto Grillo hanno ragione: ma avere ragione (sui conti, sulle regole costituzionali, sui vaccini…) "in fondo è terra bruciata", no? Così dicono e ora vogliono dimostrare coloro che hanno il potere e il megafono per gridare più forte. Come Luigi Di Maio, che sa tutto perché ha pur frequentato le facoltà di giurisprudenza e di informatica: invano, ma ora guardate un po’ dov’è arrivato... E come Salvini, che nel 1993, allora lungo-crinito, a "Il pranzo è servito" di Davide Mengacci declinava il suo nome aggiungendo «iscritto all’università, nulla facente», poi nella Lega Nord tra i Comunisti Padani, ora "sovranista" servendosi della ruspa e della clava è vicepremier e ministro. E io, ma non solo io, mi chiedo: chi fa dell’Italia e dell’Europa terra bruciata? E chi sono e dove sono i vigili del fuoco? Spero in Peter Pan e nell’Isola che non c’è.
Paolo Angelo Napoli, Bovezzo (Bs)

Quel che scrive è suggestivo, gentile signor Napoli, e io seguo il filo del suo ragionamento e della sua protesta tra Amos Oz (creatore del vecchio e saggio Gershom Wald) e James M. Barrie (padre del sempre giovane e ribelle Peter Pan). Ma non sino al punto di dire che «tutti sono uguali, e tutti fanno terra bruciata" alla stessa maniera» e che i signori e le signore della politica italiana ed europea (ma immagino anche mondiale) sono tutti parte di una medesima ciurma: quella di Capitan Uncino, nemico della speranza, della bontà e della giustizia. Non è così. Abbiamo tutti la stessa responsabilità e dignità e la stessa umana altezza, ma non siamo tutti uguali... nel bene e nel male. Vale anche per i politici. Vale anche chi ha grandi responsabilità, nell’economia, nella cultura, nella religione. Tra quanti lei cita esplicitamente ci sono persone – come il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – che difendono con semplicità e forza le fondamenta della casa comune che tutti noi abitiamo. Insomma, anche se sembra banale dirlo, non dobbiamo dimenticare mai che - appunto - esistono il bene e il male, che le azioni possono essere giuste o sbagliate, che c’è il torto e c’è la ragione. E la storia ci insegna che viene sempre il tempo in cui ragione e torto diventano chiari, ma anche che ciò che coscienza (ben formata) e ragione (ben informata) sussurrano e gridano anticipa inesorabilmente quel giudizio. Meglio mettersi in condizioni di ascoltare e capire. Meglio fare, con umiltà e decisione il poco o tanto che si può e che si deve.
Chi sa riconoscere e difendere le vittime dell’ingiustizia e dell’indifferenza è sulla buona strada. Un po’ più avanti nel cammino si è portato chi è disposto a rispettare e "liberare" almeno i più fragili tra gli esseri umani finiti in trappola tra traffici odiosi, partite di interesse e di potere, manovre di propaganda. Finiti in trappola o, in certi casi, presi letteralmente in ostaggio proprio come le 47 persone tratte in salvo nel Mediterraneo dalla "Sea Watch" e arrivate a Siracusa. Capisco, mi creda, gentile signor Napoli, perché lei evoca una "speranza" in Peter Pan e nell’Isola che "non c’è", ma preferisco sperare nell’Isola che "c’è" e che è fatta da tanta buona gente di Sicilia e d’Italia, che sono felice di vedere accompagnata e rincuorata dalla parola e dall’azione dei nostri vescovi (e se ne faccia una ragione anche il ministro dell’Interno Salvini, che non perde occasione per usare un frasario sprezzante e aspro contro persone senza voce e contro coloro che non si limitano a chiedere saggia legalità, ma – proprio come la Chiesa italiana – si dimostrano pronti a concreta solidarietà in collaborazione con le autorità dello Stato). E non si stupirà se le dico che prima di tutto continuo a confidare in Dio. Lui i "senza voce" li ascolta. E li fa parlare con la sua Parola al cuore e alle menti di tanti. Che questa ci tocchi davvero, e che la nostra libera umanità porti ognuno a rispondere per la parte – piccola o grande – che gli spetta. Avanti, dunque, oltre la «terra bruciata», facendo la cosa giusta. Anche prendendosi insulti e pagandone il prezzo. Prima o poi, come diceva Napoleone, "l’intendence suivra" (gli ausiliari di supporto verranno al seguito). Spiace davvero che certa politica, senza "p" maiuscola, sia ridotta a recalcitrante e ostile "intendence" appollaiata sulla «ruspa», senza spinta morale né umana comprensione.


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