martedì 4 agosto 2015
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Il mondo ha una nuova agenda di sviluppo globale, si chiamerà Obiettivi di sviluppo sostenibile  e sarà ratificata il prossimo settembre dall’assemblea dei capi di Stato e di governo all’Onu. Si tratta di un’Agenda, più ampia di quella degli otto Obiettivi del Millennio, valida per i prossimi quindici anni e costruita attorno a ben diciassette grandi obiettivi che puntano a mettere fine alla povertà, a promuovere il benessere dei cittadini e a proteggere l’ambiente. Nel testo si parla di una «visione assolutamente ambiziosa e trasformatrice». Sono parole importanti e impegnative in un tempo, come il nostro, caratterizzato da assenza di visione del futuro. Ban Ki-moon l’ha definita «l’agenda della gente». La speranza è una politica che parta dai bisogni della gente e che sappia essere veramente efficace. Per questo l’Agenda è un’ottima notizia che dà l’obiettivo di un nuovo mondo possibile. Da essa emerge la consapevolezza che non solo lo sviluppo ma anche la pace e la sicurezza sono strettamente legate alla lotta contro la povertà, specie quella estrema. L’obiettivo 3 indica la necessità di assicurare salute e benessere a ogni età della vita. Molto significativo è l’obiettivo di promuovere un’efficace e pervasiva tutela dei diritti delle donne. Quante bambine sono ancora private del diritto di andare a scuola, subiscono violenza, mutilazioni genitali e discriminazione! La parola che sottende a questa nuova agenda mondiale è 'solidarietà'. È parola tanto cara a papa Francesco, divenuta – anche grazie al suo impegno – chiave del nostro tempo. Parola e idea potente nel secolo scorso. Ha mosso intelligenze, ha alimentato movimenti collettivi, ha architettato sistemi di redistribuzione del reddito secondo criteri di equità, ha prodotto benessere diffuso in tante parti del mondo. È stata anche il motore della creazione di uno Stato 'provvidente', che cioè non dimentica nessuno. È stata il combustibile per l’affermazione di tanti diritti civili. Ha contribuito a dare dignità al lavoro. In una parola, ha cambiato il corso della storia. L’Europa dalle ceneri della guerra è rinata anche grazie alla solidarietà. Ed è stata ancora la solidarietà – ricordiamo le vicende polacche – ad accendere la miccia della grande rivoluzione pacifica che ha spazzato via i regimi comunisti dell’Est, ricostituendo le basi dell’unità politica e spirituale del continente. Poi è cambiato qualcosa. Tony Judt, storico molto attento ai mutamenti della sensibilità comune, l’ha indicato: non più l’interesse di tutti ma i bisogni e i diritti di ognuno, con il declino del senso di uno scopo condiviso. Non è ciò che è capitato in questi anni? Il senso di uno scopo condiviso è sembrato essersi eclissato. 'Salva te stesso', è stato il messaggio più diffuso e praticato. Raoul Follereau diceva che «nessuno ha il diritto di essere felice da solo». E Zygmunt Bauman afferma che «nessuno o quasi continua a credere che cambiare la vita degli altri abbia una qualche utilità per la propria vita». È la morte del 'noi'. Ecco perché ha ragione papa Francesco quando dice che la crisi economica che ha attraversato il mondo in questi ultimi anni (e che sembra non finire mai) è innanzitutto una crisi dell’uomo. C’è un passaggio illuminante nella Evangelii gaudium:  «Abbiamo dato inizio alla cultura dello 'scarto' che, addirittura, viene promossa. Con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono 'sfruttati', ma rifiuti, 'avanzi'». Ecco, ora l’Agenda di sviluppo sostenibile ricentra la storia su quegli orizzonti umani, geografici o culturali, purtroppo diventati invisibili: fa della solidarietà la scelta più saggia per non condannarsi all’auto-distruzione. C’è una grande coincidenza tra i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile e la visione globale di papa Francesco. Sono la cura della casa comune, la ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale (si rilegga la Laudato si’),  e la solidarietà come spazio umano entro il quale torna a essere possibile riconoscersi come fratelli. Dall’Onu, istanza che rappresenta i popoli della terra, si percepisce il senso di una svolta. Il 'cambiare rotta' è affidato a tutti.
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