La pseudo-scienza dei bimbi cavia
domenica 18 dicembre 2016

L’annuncio dell’Hfea, l’Autority inglese sulla fecondazione assistita, è dunque ufficiale: la Gran Bretagna per prima al mondo ha autorizzato la nascita di bambini-cavia geneticamente modificati, con il Dna di tre persone. Anche se, come candidamente ammesso da esperti del 'Francis Crick Institute' a Londra, «è impossibile assicurare la sicurezza totale finché non saranno eseguiti i trials clinici». Trials clinici che consistono non nel tentativo di curare persone affette da patologie, ma nel progettare la nascita di persone con il Dna modificato per vedere se la manipolazione genetica è riuscita o no. L’obiettivo finale è ovviamente condiviso da tutti: evitare la trasmissione di gravi patologie genetiche ereditarie.

Al momento, si propone di manipolare ovociti (gameti femminili) o embrioni umani (distruggendo la metà di quelli utilizzati!) per sostituirne il Dna difettoso con quello sano. La modifica genetica non è sofisticata: non si tocca il Dna del nucleo della cellula, quello a cui dobbiamo per esempio i nostri tratti somatici. Qui si tratta di sostituire alcuni corpuscoli cellulari al di fuori del nucleo, chiamati mitocondri, che contengono una minima percentuale dell’intero Dna, in parte difettoso, con i mitocondri di una persona diversa, una 'donatrice', che contengono Dna sano. Il risultato finale è quello di un embrione con il patrimonio genetico di tre persone: il padre e la madre, che contribuiscono al Dna contenuto nel nucleo della cellula, e la donatrice, che dà i mitocondri con il proprio Dna.

Ma il problema è che, come noto, per vedere gli effetti di una manipolazione genetica su un embrione in provetta non è sufficiente studiarlo in vitro, cioè nei primi giorni di vita in laboratorio, ma è necessario seguirne lo sviluppo fino alla nascita, monitorando anche le generazioni successive. E infatti nel rapporto dell’Hfea in cui si dettaglia lo stato dell’arte, si può vedere come i ricercatori abbiano utilizzato gli embrioni modificati, con il Dna triplo, per ulteriori esperimenti in vitro, ricavando da queste linee staminali embrionali per cercare di capirne le modalità di sviluppo.

Con risultati negativi: leggiamo su 'Nature' che le linee staminali ricavate da tre dei 15 embrioni geneticamente modificati mostravano ancora gli stessi difetti genetici che, nell’embrione formato, sembravano essere stati corretti. Pare che la piccola parte di mitocondri con il Dna difettoso, che spesso resta nelle cellule dell’embrione, talvolta possa svilupparsi successivamente in modo incontrollato, fino a raggiungere di nuovo percentuali elevate. E il problema, dice il rapporto, è che bisogna essere molto cauti «quando si interpretano i dati da cellule staminali embrionali e altre cellule coltivate in vitro» per trarre conclusioni sul Dna mitocondriale «durante lo sviluppo embrionale in vivo »: cioè quello delle staminali embrionali non è un modello pienamente adeguato per lo sviluppo in vivo, e quindi questi stessi esperimenti non sarebbero comunque «affidabili», cioè sufficienti per concludere in un senso o in un altro. In aggiunta, 'Nature' ha reso noto che la prestigiosa rivista medica 'New England Journal of Medicine' ha appena rifiutato una pubblicazione relativa alla recente nascita del bambino in Messico con il Dna triplo, del dottor Zhang: evidentemente il livello scientifico non era soddisfacente.

La logica conclusione sarebbe quella quindi di cercare altre strade per la ricerca, prima di far nascere bambini in questo modo, considerando anche che l’alternativa, per chi è disponibile alla fecondazione assistita, adesso per volontà di diversi legislatori nazionali (e certamente di quelli britannici) c’è, ed è la fecondazione eterologa: anziché sostituire parte di un ovocita con una procedura piena di incognite, si può sostituire l’intero ovocita 'difettoso' con uno della 'donatrice' sana. L’obiezione è sorprendente: in questo modo il bambino non sarebbe geneticamente legato alla madre, perché il Dna nucleare sarebbe diverso. Ma non si era detto e ripetuto che «basta l’amore», e che il legame biologico non conta?

La verità l’hanno detta alcuni scienziati: fare questo esperimento «potrebbe non essere la migliore scelta, ma poi (le donne con il Dna mitocondriale difettoso) potrebbero andare da altre parti, con meno controlli e meno esperienza» Insomma: mentre in Gran Bretagna si aspetta tanto, da altre parti del mondo, senza controlli, già fanno nascere bambini così. Perché arrivare ultimi? E quindi, con queste nobili e scientifiche motivazioni, luce verde ai bambini con il Dna triplo. Daranno sicuramente tante informazioni alla scienza, quelli che riusciranno a nascere, anche se dovremo aspettare i loro figli, prima di sapere se l’esperimento è riuscito. Intanto possiamo serenamente stracciare tutta la letteratura sui criteri per la sperimentazione umana. E ci ricorderemo tutti del silenzio connivente dei sedicenti paladini della scienza. L’avventura e il business, innanzi tutto.

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