venerdì 11 dicembre 2015
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Gentile direttore,
misericordia. Il vocabolario la definisce: virtù che inclina l’animo umano alla comprensione, alla pietà, al perdono. La misericordia che conta è dunque quella umana, quella dell’uomo verso l’uomo, verso il debole e il malato, verso il povero per il reietto. «È la pietà che l’uomo all’uom più deve», canta il poeta laico (Pascoli). Che significa "misericordia di Dio"? Misericordia in nome di Dio? Questo vale, come per tante altre cose, in quanto significa, dovrebbe significare, un motivo in più all’agire, un riferimento, una proiezione extraterrestre. La religione, se serve, è per aiutare l’uomo nel senso di potenziare le sue qualità umane e soprattutto quelle "umanitarie". Se no, chiedere misericordia a Dio di quel che avviene nel mondo significa renderlo responsabile di ciò che avviene. Si chiede misericordia all’assassino, non al soccorritore. Questo dovrebbe essere chiarito quando si bandisce, come ha fatto papa Francesco, un Giubileo della misericordia. Non è la misericordia divina che conta. La misericordia che perdona i peccati serve semmai a non far scontare, nell’aldilà, la pena dei crimini commessi. Dio perdona, cioè rimette i peccati. Ma se si uccide non è Dio l’offeso. Lo è solo per metafora.
Giovanni Rapelli, Roma
Non so perché ponga proprio a me una questione così alta, densa e grave, gentile signor Rapelli. Meglio, mi creda, parlarne con un sacerdote. Da persona che per mestiere cerca di ascoltare il creato e per fede prova ad ascoltare il Creatore, mi sento semplicemente di dirle che nessuna «offesa a Dio» è mai pura «metafora», comunque non per chi ha incontrato Cristo e continua a incontrarlo in ogni altro e soprattutto – come ci ricorda papa Francesco – nei poveri e nelle altre vittime dell’egoismo umano. Perché tutti costoro, nessuno escluso, sono i prediletti del Padre e la «carne» stessa del Figlio. Il nostro Dio è vicino, non è irraggiungibile e addirittura ci raggiunge. Verrà poi – ne sono certo – per ognuno di noi, per me come per lei, il momento in cui ci sarà perfettamente chiaro quanto conta la misericordia di Dio, e magari non una volta sola. Ma poiché Lui ci ha fatto liberi, viene già, ogni santo giorno, il momento per decidere o non decidere di fare specchio (magari «in maniera confusa», come dice san Paolo) a quell’amore, verità che cambia tutto della vita. Sono felice che la mia Chiesa si sia data il compito di trovare le parole e i gesti per questo e torni a insegnarci che la misericordia è anche la strada verso l’unità che ci è chiesta. Non credo che i vocabolari ci possano aiutare molto con questa fatica e a far crescere questa gioia. Alcuni grandi poeti sì. E certamente il Vangelo: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia».
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