giovedì 3 gennaio 2019
Hanno destato impressione e curiosità (insieme a qualche fraintendimento) le parole con le quali il Papa all'udienza generale sul Padre Nostro ha riflettuto sulla condizione del credente e dell'ateo.
Il Papa in Aula Paolo VI all'udienza generale del 2 gennaio

Il Papa in Aula Paolo VI all'udienza generale del 2 gennaio

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Una ragione ci deve pur essere se Dio ha ritenuto e ritiene di agire come ha agito e agisce. «Dio è Dio e l'uomo non è Dio». Da sempre l'uomo si chiede chi è, da dove è sbucato, verso quale meta s'incammina. La storia del pensiero filosofico è affascinante. Come ha fatto Platone a non accorgersi degli errori che gli rinfaccia Aristotele? Ma tra l'antico maestro e il giovane discepolo chi aveva ragione? Da secoli è un continuo rincorrersi d'idee, teoremi, sistemi, visioni del mondo, della storia, dell'umanità. Visioni che poi si traducono in scelte politiche, gesti concreti, decisioni. C’è chi crede che il cielo è vuoto e chi, invece, dietro il creato scorge il Creatore. Ognuno è libero di credere come meglio crede. I due si possono fare un grande bene o un grande male, dipende da loro.
Gli atei non sono un corpo indissolubile. Alcuni vivono la loro situazione come un dramma, altri come una liberazione, altri senza porsi problemi. C'è chi si dice felicemente ateo e chi, invece, non può fare a meno di invidiare i credenti. Nemmeno i credenti sono un blocco monolitico. Circoscrivendo il discorso ai cristiani, non possiamo non ricordare come ci siamo divisi nel corso dei secoli. Non è stato un bene. Purtroppo indietro non si torna, ma tutto ciò che può essere fatto per restringere l'orribile fossato va fatto. Verso tutti. Senza complessi d'inferiorità, senza sussulti di superiorità. Chi, come noi, ha ricevuto il dono della fede sa quanta grazia gli è stata fatta, come sa quanta fatica occorre per non smarrirla. Sa bene ancora che il Dio nel quale crede e che si è rivelato in Gesù di Nazaret è terribilmente affascinate e terribilmente esigente. Gli ha donato tutto e gli chiede il meglio. Come ogni mamma, il suo sguardo è rivolto al figlio piccolo, malato, povero, disoccupato. Questa verità potrebbe essere scomoda. Quando Gesù ci ordina di amare i nemici sta andando oltre il misurato buon senso. Ci sta chiedendo di avere uno sguardo allargato, immenso. Lui sa che tante volte non ne saremo capaci, eppure continua a chiedercelo. Perché?
Perché possiamo farcela, se lo vogliamo. Stiamo entrando in un'altra dimensione, la dimensione della fede. Stiamo costruendo un rapporto che a qualcuno potrebbe apparire solo una pia illusione. Lo sappiamo, perciò con san Paolo ripetiamo: «Io so in chi ho creduto». Lo so io, non posso pretendere che lo sappia anche tu. Con il fratello ateo m'incontrerò in altri luoghi, affronterò il problema, se vuole, in altro modo. Insieme possiamo impegnarci in battaglie comuni – ce ne sono tante –: farci un po’ di bene, poi ognuno va per la sua strada. Senza sentire il bisogno di offenderci o farci male.
Dio nessuno lo ha mai visto ma tutti hanno gli occhi per vedere le azioni dei credenti. E quando il loro fare contraddice il loro dire, si dà, come ha detto papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì 2 gennaio, una controtestimonianza. Si mette, cioè, il bavaglio al Vangelo che vorrebbe gridare; si fa lo sgambetto a chi vorrebbe correre a perdifiato; si mette la "museruola al bue che trebbia".
Questioni antiche e affascinanti quelle del rapporto tra fede e opere, fede e ragione. Non m' interessa il tuo discorrere sull'avarizia se non sei libero dalla tirannìa del denaro. Il crocifisso che tengo in camera e che amo mi chiede di fargli compagnia, di non lasciarlo solo, di rimanergli accanto. Quando? Come? Nella preghiera, certamente. Una preghiera, ha detto il Papa, che non sia solo ripetizione di formule imparate a memoria, ma che diventi dialogo vero, bello, trasparente, anche, se volete, problematico. Con mio Padre posso anche permettermi un po' di confidenza. È mio Padre. Mi ama alla follia e sa, che con tutti i miei limiti, tento di amarlo e di servirlo. Ma il Dio-Crocifisso lo incontro nei tanti crocifissi del mio tempo. Nella loro carne tocco la Sua carne, abbracciandoli Lo abbraccio. Baciandoli Lo bacio.
Chi a Gesù dice di volere bene dovrebbe impazzire dalla gioia, perché lo può incontrare ovunque, a qualsiasi ora. «I poveri li avrete sempre con voi», disse Gesù. È vero, il Padre è più esigente con il figli della Chiesa che con coloro che avanzano nella vita con la sola forza della ragione. Conviene riprendere la lettera di don Milani al giovane Pipetta: «Il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò».
Preghiera e azione. Dio e uomo. Giustizia e carità. Bellezza e impegno. Ragione e fede. Tenerli insieme è difficile ma possibile. Se lo vogliamo.

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