venerdì 27 settembre 2013
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Dunque la legge 40 a parere di un giudice sarebbe «equivoca e non coordinata», perciò da ignorare. Oltre alla pretesa di applicare o meno le leggi a piacimento, lasciano interdetti proprio questi due aggettivi del magistrato. Perché non si riferiscono a soprammobili ma a pilastri della nostra comune umanità. Il riconoscimento della dignità umana all’embrione, la sua tutela come forma di vita sommamente indifesa, lo scudo steso dallo Stato sulla sua fragile esistenza per prevenire manipolazioni e abusi: tutto ciò che la legge 40 ancora oggi garantisce, a dispetto dei suoi furiosi assedianti, lo si vorrebbe liquidare come uno sgorbio giuridico, abbattendolo a forza di ricorsi e ordinanze. Ma sono princìpi fondanti, altro che equivoci.
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