Guerra e predazioni in Congo, ciò che possono fare i comuni cittadini
mercoledì 24 febbraio 2021

Gentile direttore,
come ora viene giustamente richiamato da più parti, la lotta per le “risorse” (ovvero le grandi ricchezze minerarie) è alla base della drammatica situazione che si vive nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo e che è costata, lunedì 22 febbraio, la vita a due nostri connazionali, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci che lo scortava, insieme all’autista del Programma alimentare mondia-le, Mustapha Milambo. Sarebbe però sbagliato pensare che, a meno di essere direttamente impegnati sul terreno, di fronte a questa tragedia non si possa fare nulla. In realtà, anche noi comuni cittadini possiamo fare la nostra parte. La scorsa estate, in 23 aspiranti guide escursionistiche in formazione abbiamo inviato alla Garmin, la principale compagnia produttrice di strumenti Gps utilizzati nella nostra attività, una lettera per chiedere il rispetto delle normative internazionali riguardanti l’approvvigionamento di coltan, uno dei minerali per cui oggi si combatte nella Rdc. Grazie per l’attenzione

Alberto Zorloni Domodossola (Vb)

Grazie a lei, gentile signor Zorloni. Scriviamo da anni della guerra che, alternando fasi più o meno intense, ma con continua e incredibile ferocia sta martoriando il Congo. E continuiamo a spiegarne le cause “predatorie”, nella speranza di aiutare il pezzo di mondo a cui ci rivolgiamo ad aprire gli occhi su questa gravissima, letale ingiustizia. Lucide iniziative come quella che lei e i suoi 22 colleghi avere preso per premere su una grande azienda che produce e guadagna grazie ai tesori strappati alle viscere del Congo costi quel che costi, mi confermano che non si tratta di una speranza vana e credo che rincuori non solo me in queste ore di nuova e grande tristezza. I «comuni cittadini», informati, consapevoli e decisi possono molto, quasi tutto. Grazie ancora, per davvero.

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