Ecco che cos'è la felicità (la vita che ci riguarda)
domenica 28 agosto 2022

Non volevo parlare di quest’argomento, avevo tutt’altro in testa, ma poi è successo quel che mi succede sempre: ho dato una scorsa a quel che mi offriva spontaneamente il web, ho visto qualcosa che mi ha attratto, l’ho rivista, e non riesco più a liberarmene. Per liberarmene, devo scriverne. Scriverne è come esportarla. Ne faccio un problema vostro, e smette di essere un problema mio. Il problema ha a che fare con la felicità, che cos’è la felicità, se può capitare d’improvviso, se la meritiamo, se ne siamo coscienti, e – udite udite – se ci fa ridere o ci fa piangere. In questi giorni, una mattina, ho visto tre volte l’arrivo inatteso della felicità tra le braccia di una bambina, e ho visto (con stupore, non ero preparato) che la grande, violenta, inattesa felicità fa piangere.

Ci sono dei video che qualcuno mette nei siti che noi visitiamo di solito, noi che per abitudine alla mattina ci diamo una scorsa prima di metterci a lavorare. È un rito. Lo compiamo per sentirci a posto. Se non lo compiamo non ci sentiamo a posto, e non riusciamo a lavorare. Lo so che è assurdo, ma è così. Noi dobbiamo obbedire a noi stessi, se vogliamo che poi il mondo obbedisca a noi. Pirandello ha una novella su un grande dirigente borghese, obbedito e temuto, che alla mattina quando entra in ufficio e chiude la porta, e nessuno lo vede, per prima cosa prende la cagnetta per le gambe posteriori, le alza e fa il giro della stanza. Poi si siede e lavora seriamente.

Così ha scaricato i nervi. Chiama questo rito «la carriola ». Mutatis mutandis, è un rito che tanti di noi praticano. Io non faccio la carriola a nessuno, tanto meno a una cagnetta, semmai lascio che qualcuno faccia la carriola a me, e mi porti in giro dove vuole. Questo qualcuno è Google. Da un po’ di tempo Google ha la fissa di farmi vedere cos’è la felicità, la grande felicità, quella che fa piangere. L’ho appena vista. C’è una bambina che dorme, è sdraiata sul fianco destro, tranquilla, occhi chiusi. Poi un po’ alla volta apre gli occhi. Solo un po’. Poi un po’ di più.

È serena, ma gli occhi le luccicano. Molto. Se li stropiccia. Piange. Davanti a sé, sul letto, vede un cagnolino. Qualcuno gliel’ha deposto lì. Il cagnolino scodinzola, le si struscia addosso, sulle guance. Si sente la voce di lei che chiede: «Che cos’è?», e una voce di donna, sua madre, che risponde: «Un cucciolo». La bimba piange sempre di più, ma intanto con una mano carezza la schiena del cucciolo. La schiena è dritta, ma sotto il peso della mano si curva, non credo che sia per il peso ma solo per dare maggiore soddisfazione alla mano.

La bimba si asciuga gli occhi col dorso, per vederci meglio. C’è un tipo di collasso che è terapeutico: l’uomo cade orizzontale (anche Dante, Inferno, canto quinto, Paolo e Francesca, ultimo verso), per proteggere il cuore e salvarsi da una forte emozione, un corpo orizzontale fa meno fatica con la circolazione. Così questa bambina: gli occhi intasati di lacrime smettono di vedere, perché quel che vedono è troppo. E cos’è? Un cucciolo, un essere vivente, tutto per te. Un’altra vita. Tua. Nessun altro regalo può essere come questo. Il massimo. Più tardi, piccola donna, avrai un bambino. Il massimo dei massimi. La gioia che avrai allora, quando avrai un bambino, comincia ora, che hai questo cucciolo.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: