sabato 27 novembre 2010
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La verità. Dov’è, qual è, ma esiste? La discussione antica ha subito negli ultimi anni una brusca svolta. La verità non c’è; in compenso ci sono tante opinioni, e soltanto quelle. Tutte le opinioni possibili immaginabili, tutte degne e sullo stesso piano, senza esclusioni né discriminazioni. Tutte tranne una, forse: l’opinione di chi crede che una verità esista e possa essere ricercata, insieme, liberamente, senza i paletti stretti dei dogmatismi, senza le manette dell’ideologia.Perché questo assalto dell’"idolatria dell’opinione" al libero pensiero dei liberi ricercatori della verità? Viene spontaneo chiederselo, dopo le parole rivolte ieri da Benedetto XVI ai giornalisti dei 188 settimanali cattolici riuniti a Roma per l’Assemblea della loro federazione, la Fisc. «Una delle sfide più importanti – ha ricordato il Papa – coinvolge il modo di intendere la verità. La cultura dominante, quella più diffusa nell’areopago mediatico, si pone, nei confronti della verità, con un atteggiamento scettico e relativista, considerandola alla stregua delle semplici opinioni e ritenendo, di conseguenza, come possibili e legittime molte "verità"».Il compito di un giornalismo ispirato cattolicamente sarà di «leggere la realtà da un punto di vista evangelico», e «dare voce a un punto di vista che rispecchi il pensiero cattolico in tutte le questioni etiche e sociali». Sembra ovvio ma non lo è, anche alla luce di molti fatti recenti. In realtà, la dittatura delle opinioni assomiglia all’egualitarismo della Fattoria degli animali, dove tutte le opinioni – e le storie... – sono uguali ma qualcuna è più uguale delle altre. Sul fine vita, ad esempio. E sull’inizio della vita. Altrove, le "opinioni più uguali" sono, banalmente, quelle che più fanno guadagnare; sono le opinioni che, nel momento in cui vengono manifestate, fanno impennare l’audience, fan contenti gli inserzionisti e fregar le mani ai venditori di spazi pubblicitari. Se sono opinioni vere o emerite panzane, non è affar loro, perché la loro "verità" è il denaro.Ma c’è dell’altro. La sensazione è che indurre la gente a non credere in niente, suggerendo che la verità non esiste ed esistono solo le opinioni, tutte sullo stesso piano (un abile inganno, come abbiamo visto), è un passaggio necessario affinché la gente possa credere a tutto. In un simile ambiente (tante arene giornalistiche e televisive sono costruite così), un pubblico privato di spirito critico è facile preda di ogni imbonitore. Se la verità non esiste, perché perder tempo a cercarla, pensando ed elaborando giudizi critici? Affidati all’imbonitore di fiducia e vivi sereno, uomo! Quanta distanza da chi invece ha alcune, fondamentali verità a cui far riferimento: il valore della persona dal primo scoccare della vita al suo esito estremo, innanzitutto; e prima ancora la speranza consapevole che sopra di noi c’è un Altro che ci ama, a cui fare riferimento. Già questo basterebbe per ricercare le mille verità della cronaca con gli occhi spalancati e la mente aperta. Senza l’ossessione della conquista del consenso ad ogni costo. Proprio l’autore della Fattoria degli animali, George Orwell, avvertiva: «Libertà significa poter dire alla gente anche quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire». Parole da scolpire sui muri di ogni redazione. Orwell fece una fatica dannata a pubblicarla, perché nell’immediato dopoguerra in Gran Bretagna era politicamente scorretto dispiacere a quell’Unione Sovietica, alleata tanto preziosa nella lotta contro il nazismo. Ma quando c’è da fare spazio alla verità, non si può aver paura.
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