domenica 15 ottobre 2017

È di una gravità inaudita la decisione del presidente americano Donald Trump di non rilasciare la certificazione trimestrale che l’Accordo sul nucleare con l’Iran (sottoscritto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, dalla Germania e dalla Ue) continua a «servire gli interessi di sicurezza americani». Certifica il fatto che il furore ideologico, unito a una sconcertante incapacità di discernimento, è il principale motore delle decisioni del comandante in capo della più grande potenza mondiale, garante dell’ordine internazionale liberale e principale leader dell’Occidente. Tale decisione arriva qualche mese dopo l’attestazione, da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che la Repubblica islamica sta ottemperando con lealtà e spirito collaborativo a tutti gli impegni sottoscritti nel luglio 2015.

Questo non fa di quello iraniano il regime migliore del mondo – tutt’altro – e neppure lo colloca tra i costruttori di pace in Siria o in Levante né impedisce a Teheran di continuare a sviluppare un proprio programma missilistico. Ma tutti questi elementi non sono ricompresi nel Trattato che Trump esorta il Congresso a sabotare, infliggendo nuove sanzioni unilaterali all’Iran. Prima ancora di proseguire dovremmo, però, chiederci: esiste un solo Paese in Medio Oriente che, potendolo fare, non si stia comportando come l’Iran? Ovvero non persegua i propri interessi strategici anche a scapito della vita e della sicurezza dei cittadini dei Paesi vicini (e a volte persino dei propri), armandosi fino ai denti.

La risposta è secca e prevedibile: no. Nessuno fa cose diverse da quelle che fa l’Iran, a cominciare dall’Arabia Saudita e da Israele, i Paesi che per primi hanno esultato per la decisione annunciata da Trump, che figurano tra i più grandi acquirenti di armi al mondo, e uno dei quali è da oltre mezzo secolo una potenza nucleare in proprio. Trump accusa l’Iran si sostenere al-Qaeda: una dabbenaggine che si commenta da sola, visto che al-Qaeda e il Daesh hanno massacrato e massacrano tutti gli sciiti su cui riescono a mettere le mani. Mentre sappiamo come dall’Arabia Saudita per anni siano fluiti finanziamenti verso queste e altre sigle terroristiche sunnite (forse a titolo 'privato', ammesso che nel regno dei Saud tale distinzione abbia un senso).

E la scorsa estate i drusi israeliani assalirono ambulanze militari dell’esercito con la stella di David che stavano prestando assistenza a militanti qaedisti feriti oltre il confine del Golan. È vero che Teheran appoggia Hezbollah, il partito milizia libanese che più volte Israele ha cercato di distruggere uscendone sempre sconfitto, ma paragonare Hezbollah (che pure non è un circolo del dopolavoro) ad al-Qaeda o al Daesh è assurdo.

È altrettanto indubitabile che in questi anni l’Iran abbia acquisito maggior potere nella regione: ma tutto questo è dipeso innanzitutto dalle guerre che i suoi avversari – gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita – hanno condotto in Afghanistan, Iraq, Libano e Yemen e dagli errori nella nongestione della crisi siriana e non certamente dal raggiungimento dell’accordo sul nucleare. Il tentativo di far saltare questa intesa proprio mentre il mondo è col fiato sospeso per la crisi nucleare con la Corea del Nord – un regime ben più pericoloso dell’Iran per la pace mondiale – rappresenta anche uno schiaffo al buon senso. Apparentemente, Trump lascia aperto uno spiraglio, passando la palla al Congresso.

Ma per chi conosca la politica americana, e sia consapevole di come il potente gioco delle lobby influenzi più di una decisione rilevante oltre che della composizione sempre più estremista del Partito repubblicano, è evidente che si tratta di uno spiraglio ridotto al lumicino. Col suo gesto Trump mostra in quale conto tenga i suoi alleati (europei) e i suoi interlocutori (russi e cinesi), i quali peraltro sembrano ben poco inclini ad assecondarne le intenzioni minacciose; ma è del tutto ovvio che se gli Stati Uniti dovessero adottare sanzioni unilaterali verso l’Iran (colpendo anche i soggetti 'terzi' che non si adeguassero, esattamente come ai tempi delle sanzioni contro Cuba), spingerebbe fatalmente l’Iran a riconsiderare l’utilità dell’accordo. Anche per questo, l’annuncio sconsiderato di Trump rischia di costruire un vallo nell’Atlantico tra Stati Uniti ed Europa, che finirebbe con il danneggiare in maniera profonda e persino permanente tanto i primi quanto la seconda.

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