domenica 27 settembre 2009
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Poeti, artisti e intellettuali l’hanno definita in tanti modi. La «Praga magica» di Ripellino, la città esoterica e misteriosa del Golem, «la matrigna con gli artigli» di Kafka. Da oggi se ne aggiunge una nuova, impensata e suggestiva. Praga, «epifania di Dio», ha affermato Benedetto XVI, colpito dalla stupefacente bellezza delle chiese, del castello, delle piazze e dei ponti di questa città che sorge nel centro, geografico e storico, dell’Europa. Nel Paese più secolarizzato del continente, invita ad andare oltre il consumismo in crisi e l’individualismo rassegnato, sollecita tutti a riscoprire la meraviglia del Trascendente.È una riflessione d’ampio respiro e di grande rigore intellettuale quella che Papa Ratzinger ci ha offerto ieri, al primo giorno della sua visita nella Repubblica Ceca. Lo ha fatto prendendo spunto dal ventesimo anniversario del crollo del comunismo, una ricorrenza che nelle prossime settimane vedrà tante celebrazioni a Berlino e in altre capitali europee.Il Papa si tiene lontano da ogni retorica e va al cuore del problema. Eleva il suo grazie per la liberazione da quei regimi oppressivi ma s’interroga sulla natura della libertà conquistata, una domanda che emerge specialmente fra i giovani, insofferenti di ogni epopea, anche quella gloriosa e recente dell’89. «La libertà cerca uno scopo e richiede una convinzione, la vera libertà presuppone la ricerca della verità». Un binomio inscindibile che già Vaclav Havel, l’eroe della Rivoluzione di velluto, aveva messo a tema nelle sue opere teatrali e soprattutto nel celebre libretto Il potere dei senza potere.Una riflessione che aveva animato i dibattiti di Charta ’77 e aveva illuminato le intuizioni di uno dei suoi ispiratori, il filosofo Jan Patocka. Ma per i cristiani, aggiunge Benedetto XVI, verità e libertà hanno un nome, Dio, ed un volto, Cristo. Occorre fare un balzo all’indietro, ai tempi dei Santi Cirillo e Metodio che papa Wojtyla indicò come i nuovi co-patroni d’Europa, per capire il ruolo decisivo del cristianesimo nel plasmare i valori culturali e spirituali del continente. «L’Europa è più che un continente, è una casa», esclama Papa Ratzinger. E se la ricerca della libertà ha segnato la storia recente del dopo Muro, oggi «questa libertà in Europa trova il suo significato più profondo proprio nell’essere una patria spirituale».Nel Castello di Praga, cuore dell’Europa, il Pontefice approfondisce l’interpretazione del nostro tempo proseguendo le riflessioni magistrali tenute all’università di Ratisbona nel 2006, alla Hofburg di Vienna nel 2007 e al convento dei Bernardini a Parigi nel 2008. Ancora una volta si conferma la fiducia luminosa e piena di speranza nella «convergenza tra sapienza della fede e intuito della ragione». E la società europea, nel pieno rispetto della distinzione tra sfera politica e sfera religiosa, «fedele alle sue radici cristiane, ha una particolare vocazione a sostenere questa visione trascendente». In tale contesto la Chiesa assume il ruolo di una coraggiosa «minoranza creativa», come l’ha definita Benedetto XVI conversando sull’aereo con i giornalisti. «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia», ha scritto nella sua recente enciclica Caritas in veritate.Una verità indispensabile al nostro tempo, dominato dal cinismo e dal relativismo. È la convinzione profonda del Papa, che ieri ne ha tratto conferma dal motto scritto sulla bandiera presidenziale che sventola in cima al Castello: «La verità vince». I praghesi non ci facevano più caso. È venuto Benedetto XVI a ricordarglielo, invitando ad alzare lo sguardo verso l’alto.
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