mercoledì 1 novembre 2017
Caro direttore, un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra Chiesa e Massoneria. Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede
Chiesa e Massoneria lo «scandaloso» dialogo

Caro direttore, un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra Chiesa e Massoneria. Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato la Dichiarazione sulla Massoneria, chiarendo che se bene nel nuovo Codice di diritto canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore «rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro princìpi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita». Veniva ribadita, quindi, a chiare lettere la scomunica latae sentiae nei confronti di essa. Nessuna novità se periodicamente vengono riaccesi i riflettori sulla vexata questio.

Questa volta, però, il dibattito dal titolo 'Chiesa e Massoneria, così vicini e così lontani' organizzato dal Grande Oriente d’Italia a Siracusa ha suscitato molto scalpore, addirittura scandalo in alcuni, per ragioni che francamente non mi sento di condividere. Intanto, per l’immagine utilizzata sul manifesto. È stato raffigurato un Cristo con il compasso in mano, a voler rappresentare che 'anche' Cristo per i massoni può essere considerato «il Grande architetto dell’universo».

È arcinota la strategia della fratellanza massonica tesa a utilizzare particolari simboli, messaggi e attività filantropiche per diffondere messaggi che non hanno nulla a che fare con un corretto approccio alla fede cristiana. Per noi Dio non è una sorta di vago noumeno kantiano o 'G.A.D.U'. che possa essere veicolato da tutte le religioni del mondo, purché infinitamente e indefinitivamente distante dall’uomo. Insomma, una sorta di neo-arianesimo sempre latente. Senza dover richiamare alcun 'assioma rahneriano', le nostre verità di fede si fondano su quel volto Unitrinitario di Dio che l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù ci ha rivelato. Come ci ricorda la stessa Congregazione per la dottrina della fede, con la Riflessione ad un anno di distanza dalla Dichiarazione sulla Massoneria: «Solo Gesù Cristo è il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli».

Non abbiamo bisogno né di essere massoni, né di maestri, venerabili e no, con tanto di grembiulini colorati! L’altro motivo che ha suscitato scandalo è il fatto che a questo dibattito vi partecipino il vescovo di Noto monsignor Antonio Staglianò e monsignor Maurizio P. Aliotta. Intanto vorrei ricordare che si tratta di due noti e apprezzati teologi. Il primo, poi, lo conosco molto bene, visto che è stato mio docente di teologia sistematica. Per usare una metafora calcistica, se l’intenzione fosse strumentalizzatrice, gli organizzatori massoni avrebbero fatto un autentico 'autogol'... I numerosi testi e le lezioni del vescovo Staglianò mi hanno fatto gustare la bellezza e la profondità della fede cristiana. Al di là di possibili e risibili malizie, mi pare ovvio e importante che a simili dibattiti debbano partecipare persone in grado di motivare anche teologicamente le ragioni della «inconciliabile lontananza» tra Chiesa e logge massoniche.

Ma su questo è davvero troppa la superficialità (a volte, ahinoi, anche l’ignoranza) che serpeggia indisturbata in molti ambienti anche ecclesiali. Infine, vorrei richiamare non solo l’importanza di quel fides quaerens intellectum (e viceversa), tanto dimenticato anch’esso soprattutto nella prassi omiletica, ma anche dell’invito al dialogo con tutti – nessuno escluso, quindi – che papa Francesco ha sin da subìto fatto suo e indicato ai cattolici. Ho l’impressione che spesso si abbia paura di dialogare, quasi con il timore di perdere la propria identità. Il dialogo, invece, rimane l’unica strada da percorre, affinché, nonostante le differenze, si possano intraprendere percorsi autentici di servizio al bene comune e all’impegno trasparente e responsabile per la giustizia sociale. Perché scompaia finalmente la metastasi delle 'lobby di potere'. Realtà tutte incentrate non solo alla ricerca e alla custodia del potere politico ed economico con i soliti e gravissimi iintrecci con le mafie, ma anche a creare logiche di appartenenza a scapito di meriti e competenze delle quali nessuno, neppure la Chiesa in alcune sue realtà, può dirsi estraneo.

*Sacerdote, referente regionale di Libera Calabria

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