sabato 13 maggio 2017

Cari amici,
vorrei scrivere una lettera, ma una lettera dal cuore, davvero dal cuore. Vorrei che questa fosse una lettera-preghiera. Vorrei trovare le parole giuste per aiutare ogni uomo, ogni donna, ognuno di noi, a capire chi siamo. Possibile che l’ultima guerra mondiale non ci abbia insegnato nulla? Una guerra finita dopo due bombe atomiche, che uccisero in un colpo solo centinaia di migliaia di persone. E le tante guerre ancora in corso sparse nel mondo? Possibile che la storia continui a non essere maestra? E oggi che dire dei morti di fame? Se li mettessimo insieme, uno sopra l’altro, vedremmo una catasta di cadaveri che arriverebbe fino al cielo. Oppure, pensiamo ai giovani. Quanti ancora devono morire di droghe e di niente, perché qualcuno decida di fare qualcosa? Quanti ancora devono scappare dai propri Paesi, affrontando viaggi infami, trovando anche la nostra indifferenza? Tutto questo purtroppo non ci turba più.

Eppure, il mio cuore e la mia mente non si rassegnano. E nel silenzio chiedono: «Cos’altro ancora deve succedere per farci dire basta?»

La verità è che l’uomo non è ancora diventato uomo, non è ancora diventato pienamente umano. E questo male rischia di bloccare tutto, di impaurire anche la speranza. Nonostante tutto, vorrei trovare le parole giuste per dire che l’oltre è nelle nostre mani e che solo la saggezza può renderlo presente. Ma cos’è la saggezza? È fare della commozione un’occasione per cambiare, dire no alla guerra, per chiedere un organismo internazionale finalmente credibile, capace di intervenire di fronte alle ingiustizie, fosse anche per salvare una piccolissima minoranza. Saggezza è chiedere, senza ideologie e strumentalizzazioni, un disarmo totale ed effettivo perché nessuna guerra è giusta. Saggezza è non uccidere per nessun motivo, a maggior ragione nel nome di Dio. Perché Dio dice: «Non uccidere!». Il nostro mondo non deve più costruire armi perché le armi uccidono. Uccidono veramente, uccidono i sogni dei giovani, uccidono la loro creatività, uccidono l’amore che hanno dentro. Le armi non devono più essere costruite.


Quando entreremo finalmente nella saggezza di Isaia, nelle parole profetiche che indicano un mondo in cui le armi saranno tramutate in strumenti di lavoro e i popoli non si eserciteranno più nell’arte della guerra?
Vorrei che questa lettera-preghiera fosse anche una richiesta di perdono per tutte le persone morte ingiustamente. E vorrei che questa lettera commuovesse Dio. Perché Lui esiste, ha un volto, ha un nome, ha un cuore. Se questa commozione diventerà il nostro respiro, il mondo cambierà. E la nostra unica passione sarà educare i bambini, sarà dare vita a ogni uomo, a ogni donna, sarà garantire con ogni sforzo casa, lavoro, cure e istruzione per tutti. Questa commozione farà miracoli se avvolgerà soprattutto il cuore dei giovani, le loro speranze, le loro attese. Giovani che con la commozione nel cuore cambieranno davvero la loro vita. Entreranno in politica e faranno bene il loro dovere con onestà e passione.

Si sposeranno e formeranno famiglie accoglienti e credibili. Diventeranno preti, imam o rabbini e saranno uomini di Dio. Avranno una responsabilità e la vivranno come un’occasione di servizio. Avranno una cultura e la condivideranno con gli ultimi. Solo con questa commozione, potremo costruire una normalità di bene, che farà del bene a tutti. Una normalità che lentamente ma decisamente ci aiuterà a vedere nell’altro il nostro volto, a scoprire che la nostra felicità si rispecchia solo nella felicità degli altri. La felicità che noi stessi possiamo alimentare e custodire certi che «se ripartiamo dall’amore l’odio non ci fermerà».


Ma tutto questo diventerà "domani" se i giovani ci metteranno la loro faccia, la loro vita, il loro impegno e lo ameranno perdutamente. Lo spero con voi, con ognuno di voi. Cerco giovani che con me vogliano essere questo domani.
Vi voglio bene!

Padova 13 maggio 2017 - Prato della Valle

>>> Leggi la CARTA DEI GIOVANI - PATTO TRA GENERAZIONI <<<

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: