Antisemitismo, banalità di un male che ritorna
giovedì 13 luglio 2017

Il male può essere banale, lo ha spiegato magistralmente Hannah Arendt raccontando il processo al criminale nazista Adolf Eichmann. Può essere banale e volgare come un post su Facebook di un deputato della Repubblica: Massimo Corsaro («Laureato in Economia e commercio; dottore commercialista», leggiamo nella sua scheda sul sito della Camera) insulta il collega Emanuele Fiano del Pd e contemporaneamente tradisce antisemitismo, con un pesante riferimento alla pratica della circoncisione.

No, non si provi nemmeno a buttarla sulla libertà d’opinione. Né, peggio ancora, si dica che in fondo si trattava soltanto di una battuta. Non si parli di «speculazioni in malafede», come ha fatto lo stesso Corsaro cercando di mettere la classica toppa (quasi) peggiore del buco. Quella frase trasuda infatti un disprezzo verso le persone di religione ebraica che pensavamo e speravamo ormai confinato ai ritrovi semiclandestini di gruppuscoli nazisti o fascisti. Se poi ciò non corrispondesse ai reali sentimenti dell’autore non potremmo che esserne sollevati, per lui e per l’Italia, trattandosi di un rappresentante del popolo. Ma comunque non lo scuserebbe in alcun modo: la gravità del fatto rimane. Intatta. Sconcertante. Come rimane un altro post, del 9 luglio, in cui definisce «microcefali» gli organizzatori dei campionati mondiali antirazzisti di calcio. Non esistendo per i parlamentari della Repubblica la sanzione della radiazione, non appaiono esagerate le numerose richieste di dimissioni che sono state rivolte all’ex-deputato di Fratelli d’Italia approdato da un paio d’anni al movimento di Raffaele Fitto.

Il pretesto del post di ieri era la proposta di legge dello stesso Fiano sul reato di apologia del fascismo. Un testo sul quale si può concordare oppure no: questa è libertà d’opinione. Ma certo tutti converranno che il fascismo oggi – patetiche eccezioni a parte – non è più fez, manganello e camicia nera. Il disprezzo per il 'diverso' da noi, l’intolleranza verso le idee altrui, il parlare e l’agire violenti, possono riproporsi nella storia nelle forme più disparate. Nel tempo presente si va dall’estremismo terrorista islamista alla paura verso i migranti distillata ogni giorno su tv, siti e giornali fino a trasformarla in odio; dalla gogna telematica per i giornalisti sgraditi alla ripetizione ossessiva e sistematica di una notizia falsa sul proprio 'nemico' cento, mille, un milione di volte fino a farla diventare 'vera' (metodo Goebbels, non a caso). Ha detto Emanuele Macaluso in una bella intervista su questo tema al Foglio di ieri: «In giro c’è tutta una grammatica che ha liberalizzato l’insulto e l’invettiva personale come fossero veraci manifestazioni di libertà e non segnali d’imbarbarimento». In questo senso, il post di Corsaro su Facebook è un capolavoro di sintesi.

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