sabato 29 aprile 2017

«Manda, Signore, un angelo sul mio cammino», prego uscendo di casa la mattina. E l’angelo arriva sempre. A volte è bello, luminoso, leggero come un alito di vento. Emana un profumo inconfondibile, ha lo sguardo buono e il sorriso sulle labbra. Quando parla, canta: la sua voce ha il suono dell’acqua che sgorga da una polla di montagna. Lo guardi e, rapito dalla sua bellezza, lo implori: «Portami con te, fammi riposare negli atri della casa del mio Dio». Altre volte, invece, fai fatica a riconoscere il messaggero di Dio. Si camuffa, si traveste, si nasconde. Sembra quasi che non voglia essere disturbato. È scontroso, parla con fatica. Non profuma, non sorride. Occorre molto discernimento per dire «è lui».

Ma l’angelo viene, porta con sé un sacco traboccante di speranza e te lo dona. «Troppo poco», dicono gli ingenui, convinti che siano le cose a riempire il cuore. Non è vero. Nella vita puoi anche fare a meno di viaggiare, vestire alla moda, divertirti, ma mai puoi rinunciare alla speranza. Indispensabile come il sangue che pulsa nelle arterie di un bambino. Dona sguardo acuto, forza, grinta. Dona vita. Ai tuoi pensieri, alle tue azioni, ai tuoi progetti, alla tua missione. Prova a svegliarti la mattina e a ripetere a te stesso mentre ti guardi allo specchio: «Sono importante, da sempre sono amato da Dio. Gesù Cristo è morto per me. Ho una missione da compiere. Ho tanti semi di bene da gettare, ma ancora non so in quale campo andare a seminare. Lo capirò lungo il cammino». Attenzione agli incontri, dunque. Dio passa. Sempre. Per i viottoli di terra battuta, per i rocciosi sentieri di montagna e per le grandi arterie intasate di auto, di preoccupazioni, di pensieri. Dio passa nei giorni feriali e nei giorni della festa. Gesti eclatanti, in genere, non ne fa. A Lui non servono. Gli basta il profumo del pane condiviso, una stretta di mano sincera, una parola che dona fiducia, il tuo desiderio di essere domani migliore di quanto sei stato oggi. «Manda, Signore, un angelo sul mio cammino».

Giovedì mattina. Mi reco a piedi da un confratello per confessarmi. Oggi, sabato, è un giorno importante: ricorre l’anniversario della mia ordinazione sacerdotale. La mente vaga. Mille volti, mille storie di gioie, di angosce, di dolori mi affollano la mente. Sento il peso per tutto il bene che avrei potuto fare e che, per pigrizia, negligenza o per un malinteso senso di rispetto non ho fatto. Per le parole belle non dette. Sento una sofferenza quasi fisica per la paura che tante volte mi ha invaso al pensiero di veder marcire il chicco di grano che sono. E oggi rimpiango le spighe che non sono nate. Ho fiducia nella misericordia di Dio che mi insegue, mi raggiunge, mi invade, mi seduce. Vado alla ricerca dell’angelo che – lo so – anche oggi non potrà mancare sulla mia strada. Lo vedo da lontano. Capisco che è lui. Mi preparo all’incontro. Si chiama Marco ed è una persona con la sindrome di Down. Fa il chierichetto in una parrocchia dove, sovente, mi reco a celebrare. Mi vede, si sgancia dalla mano della mamma, mi corre incontro. Mi raggiunge, mi getta le braccia al collo, mi stringe forte, mi bacia mille volte. Ricambio gli abbracci e i baci. La scena deve essere stupenda se i passanti, commossi, si fermano a guardare. Per favore, non chiedetemi che cosa sia la felicità, non ve lo saprei dire. Credo, però, che sia qualcosa di molto simile a ciò che Marco sta vivendo. Ne ho la certezza perché, in qualche misura, Marco me la trasmette.

«Ti voglio bene», mi ripete il mio giovane amico. «Anch’io, Marco, anch’io». Sento di essere coinvolto fino al midollo da questo abbraccio caloroso, vero, trasparente. «Manda, Signore, un angelo sul mio cammino». Mi chiedo chi e perché ha inventato la menzogna che la vita dei nostri fratelli nati con la sindrome di Down non sia paragonabile alla nostra. Menzogna che porta tanti sposi ad avere paura di accoglierli. Guardo Marco che non si fa problemi nell’esprimere i suoi sentimenti, e mi vergogno per tutte le volte che ho pensato di dover nascondere le mie lacrime, la mia gioie, le mie emozioni. Eppure so bene che amare e sentirsi amati è l’antidoto a tutte le infelicità. Marco è felice, felice, felice per aver incontrato un amico. I suoi occhi brillano come diamanti mentre continua a tenermi stretto a sé. Anche oggi, Signore, hai mantenuto la promessa, hai mandato un angelo sulla mia strada. L’incontro con Marco è stato il regalo più bello per l’anniversario della mia ordinazione.

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