mercoledì 14 dicembre 2016
Vivendi ci prova: attacco a Mediaset

Vivendi ci prova: attacco a Mediaset

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Nel 2013 il motore di ricerca americano Yahoo in uno dei suoi tanti tentativi per rilanciarsi aveva fatto un’ottima offerta alla compagnia telefonica francese Orange per prendere il controllo di Dailymotion, il rivale europeo di Youtube. Yahoo offriva 300 milioni di dollari per il 75% e Orange era pronta ad accettare quando il governo francese, azionista con una quota del 27% della compagnia telefonica, ha fermato tutto. «Non le lascerò vendere una delle migliori start up di Francia, lei non sa che cosa sta facendo» disse l’allora ministro dell’Industria francese Arnaud Montebourg a Gervais Peillissier, manager di Orange. L’affare saltò e, dopo un’altra cessione (stavolta ai cinesi) sfumata dopo l’intervento del governo, alla fine l’anno scorso Dailymotion passò, per 217 milioni di euro in cambio dell’80% delle azioni, sotto il controllo del gruppo francese Vivendi di Vincent Bolloré.

Lo stesso Bolloré che da lunedì ha lanciato il suo assalto a Mediaset, contro la quale quest’anno si è permesso qualcosa di incredibile, come disdire in maniera unilaterale un contratto già firmato. Vivendi a fine luglio ha annunciato che non aveva intenzione di onorare l’accordo firmato in aprile con Mediaset, quello che prevedeva il reciproco scambio di azioni tra i due gruppi con il passaggio ai francesi del 100% della pay tv Premium. Bolloré pretendeva di cambiare i termini dell’intesa già firmata, limitandosi a prendere solo il 20% di Premium rifacendosi piuttosto con un pacchetto che lo portasse al 15% di Mediaset nel giro di tre anni attraverso un prestito convertibile da 500 milioni di euro.

I francesi hanno cambiato idea, hanno spiegato allora, a causa di «differenze significative nell'analisi dei risultati» della tv a pagamento. Simili proposte di modifica riguardo accordi vincolanti già firmati per diverse centinaia di milioni di euro sono qualcosa di sbalorditivo anche negli ambienti privi di scrupoli della grande finanza. Sarà da vedere come andrà a finire questo scontro, a Piazza Affari ma anche nelle aule dei tribunali civili dove gli avvocati avranno da lavorare su quello che potrebbe essere un caso da manuale di diritto societario.

Quello che colpisce è che Bolloré, dopo essersi “mangiato” la quota che gli basta a controllare Telecom Italia, ritenga di potersi permettere mosse finanziarie così ardite e probabilmente scorrette in Italia, un paese che il finanziere bretone conosce molto bene per avere conquistato una poltrona nel consiglio di amministrazione di Mediobanca nel lontano 2002 (con l’8% delle azioni è tuttora il secondo azionista della banca), essere stato vicepresidente delle Generali fino all’ottobre del 2013 ed essere stato a lungo amico (ora, evidentemente, non più) di Silvio Berlusconi.

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