Una vera politica nuova nell'«ora grave» del Paese
giovedì 31 gennaio 2019

Caro direttore,

l’occorrenza del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti ispirato dal pensiero e dalla visione di don Sturzo ha sollecitato vari eventi e interventi sia di analisi del messaggio nel contesto storico dell’epoca sia di riflessione sulle possibili indicazioni da trarre per il momento attuale. Queste riflessioni possono risultare una forzatura se strumentali alla legittimazione di operazioni di parte nello scenario politico di oggi, sono invece utili quando contribuiscono al confronto costruttivo sull’impegno dei cattolici italiani a servizio del bene comune. Il valore di questo dibattito può essere misurato nella capacità di svilupparsi anche oltre la data del centenario e dai frutti che potrà produrre oltre le singole scadenze elettorali.

Ci sono almeno tre motivi per ritenere attuale l’appello. Il primo è quello del linguaggio, dello stile comunicativo: molto snello, diretto, incisivo, appassionante. C’è la scelta di non parlare alla pancia, ma di rivolgersi contemporaneamente alla testa e al cuore.

Il secondo riguarda i contenuti. C’è l’apertura al nuovo e l’invito a guardare oltre i confini del presente. C’è la spinta a una modernizzazione culturale ed economica in coerenza con le specificità del Paese, con particolare attenzione al territorio e allo sviluppo della cooperazione. Ci si rivolge a tutti, non solo ai cattolici, pur partendo dall’ispirazione dei princìpi universali del cristianesimo. C’è la convinzione di un futuro migliore nell’ambito della Società delle nazioni, che si prenda carico degli ideali di giustizia sociale e delle condizioni di lavoro. C’è la preoccupazione verso i più deboli, ai quali offrire vere soluzioni contrastando, con approccio autenticamente popolare, la seduzione corrosiva delle correnti disgregatrici. C’è, infine, la chiamata all’impegno per gli interessi «superiori della Patria senza pregiudizi né preconcetti».

Il terzo motivo è il riconoscimento dell’importanza di un ruolo attivo dei cattolici nella vita politica del Paese, non in quanto tali, ma come portatori di un atteggiamento positivo e propositivo, di un approccio orientato al mettersi a servizio, di valori coesivi. Non quindi una chiamata a formare un partito dei cattolici, ma, appunto, un appello a tutti i liberi e forti che si riconoscono negli ideali di giustizia e libertà. Liberi perché non asserviti a interessi di parte e quindi volontariamente spendibili per il bene comune. Forti perché in grado di mettere energie e intelligenze a disposizione degli interessi superiori del Paese.

L’attualità è anche riconducile al fatto che, pur in modo molto diverso, l’Italia vive una «grave ora» e rischia di perdersi. È triste riconoscerlo, ma siamo un Paese allo sbando. Dal punto di vista degli squilibri demografici siamo come di fronte alle conseguenze di una grande guerra, che però ci siamo autoinflitti: i ventenni sono oltre un terzo in meno rispetto ai cinquantenni. Oltre il livello di guardia è il debito pubblico; per troppi manca un lavoro dignitoso; aumentano le diseguaglianze; basse sono la produttività e la competitività internazionale; nonostante le potenzialità il Paese non riesce a tornare a crescere in modo solido. Forte è l’incertezza verso il futuro e crescente il senso di sfiducia. Il clima sociale è cupo, pieno di rancore, paura e rassegnazione. Prevale un’offerta politica che si rivolge soprattutto alla 'pancia' del Paese, che identifica nemici, che porta a vedere chi è diverso come ostile, che fonda il consenso sulla chiusura e la divisione.

Avremmo quindi anche oggi bisogno di una chiamata che abbia la capacità, come l’Appello ai liberi e forti, di rivolgersi allo stesso tempo al 'cuore' e alla 'testa' degli italiani. Ovvero in grado di mettere assieme 'valori' e 'competenze', due ingredienti entrambi diventati scarsi all’interno di una dieta politica italiana diventata sempre più povera e indigesta. Non è però da vecchi partiti e da una riedizione di operazioni del passato che si può trovare la soluzione, né si può sperare nell’emergere di un leader carismatico. Serve un modo nuovo di intendere l’impegno politico, con la capacità di creare un protagonismo diffuso a partire dalle realtà sociali più dinamiche e positive nel territorio del Paese, all’interno delle quali il mondo cattolico è spesso tra le componenti più vitali.

Demografo, Università Cattolica del Sacro Cuore

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