mercoledì 25 ottobre 2017
La Fondazione S. Michele Arcangelo ha finanziato la costruzione della struttura nella parrocchia di Manghesh: così i cristiani possono ritornare nel loro villaggio devastato dal Daesh

Per ritornare nel piccolo villaggio devastato dai terroristi del Daesh servono due pozzi di acqua potabile alla piccola comunità cristiana di Manghesh, diocesi di Duhok. E un primo pozzo nel villaggio a Nord del Kurdistan iracheno, a breve, sarà costruito grazie alla Fondazione San Michele Arcangelo, che lo scorso 24 settembre, giorno della Festa della Gendarmeria vaticana, durante la celebrazione eucaristica ha offerto il progetto a papa Francesco. Un modo, anche questo, di essere «forti nel servizio», come ha chiesto ai suoi gendarmi dallo stesso papa Bergoglio. Il progetto e il relativo finanziamento di 15mila euro è stato approvato dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente della Fondazione San Michele Arcangelo e dal comandate della Gendarmeria vaticana Domenico Giani, vice-presidente della Fondazione.

La Fondazione, ente caritativo della Gendarmeria vaticana, ha così risposto all'appello lanciato qualche mese fa dalla Fondazione Santina onlus presieduta da monsignor Luigi Ginami, dopo un viaggio del sacerdote la scorsa primavera nel Nord Iraq. Il pozzo sarà costruito su un terreno della parrocchia e tutti i documenti necessari «sono stati firmati ed accettati dalle autorità locali. Adesso bisogna portali al governatore della nostra regione. Una volta firmati da questo, poi li porteremo al prefetto della Provincia di Duhok. Appena ricevuto il suo permesso, subito inizieremo i lavori», scrive alla Fondazione Santina il parroco di Mangesh, padre Yoshia Sana.

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