Una Lista studentesca, non un partito: così i giovani sfidano il potere in Serbia
Decine di migliaia nelle strade di Belgrado per la fine della campagna elettorale. Dall'ex cestista Bodiroga all'attore Stanic, le nuove generazioni che attaccano il presidente Vucic puntano su figure esterne alla politica. Il nodo dei rapporti con la Russia e con il Kosovo

Dalle strade di tutta la Serbia a piazza Slavija, decine di migliaia di studenti sono arrivati a Belgrado per l’ultimo appuntamento prima del voto di domenica, nelle elezioni anticipate che metteranno alla prova il sistema di potere di Aleksandar Vucic, in carica dal 2014, prima come capo del governo e poi come presidente. Il raduno di giovedì, nel luogo-simbolo della vita politica della capitale, ha concluso una mobilitazione nata due anni fa dopo la tragedia di Novi Sad, quando il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria provocò sedici morti innescando una gigantesca protesta popolare. Dopo mesi di mobilitazione, gli studenti hanno scelto di presentarsi alle urne senza trasformarsi in un partito tradizionale. Il movimento è stato organizzato attraverso assemblee plenarie con decisioni prese a maggioranza. Anche la selezione è avvenuta attraverso procedure partecipative, privilegiando figure esterne ai vertici dei partiti anziché candidature dirette da parte degli studenti. Tra i nomi della Lista studentesca (Sl) figurano personalità come l’ex cestista Dejan Bodiroga, il sociologo Jovo Bakic e l’attore Tihomir Stanic. In testa c’è il cardiologo Ilija Srdanovic, indicato dai media filogovernativi come leader del movimento, anche se non ricopre formalmente un ruolo direttivo né è candidato alla carica di primo ministro.
Il programma della lista – riassunto in undici punti e incentrato su giustizia, lotta alla corruzione, libertà dei media, istruzione, sanità e costo della vita – appare cauto sulle questioni più divisive, a cominciare dalla politica estera. La Sl ha dichiarato infatti che non riconoscerebbe l’indipendenza del Kosovo, non imporrebbe sanzioni alla Russia e intende mantenere una posizione prudente sull’adesione all’Ue. Gli studenti chiedono di concentrarsi anzitutto sulle riforme interne e sullo stato di diritto: un approccio che non ha mancato di suscitare critiche negli ambienti liberali e filoeuropei, ma potrebbe ampliare il loro consenso elettorale.
Per confermarsi al potere, Vucic punta invece sulla struttura capillare del suo partito, l’Sns, e respinge le accuse di corruzione e di controllo politico delle istituzioni sostenendo che le proteste siano alimentate da potenze straniere. A rendere estremamente teso il clima politico hanno contribuito sia l’evocazione, in molti comizi, di Ratko Mladic – l’ex generale morto nell’agosto scorso mentre scontava l’ergastolo per genocidio e crimini di guerra – che le ricorrenti denunce di sorveglianza digitale. Numerose segnalazioni hanno riportato possibili tentativi di monitoraggio informatico ai danni di esponenti del mondo accademico, giudiziario e del movimento studentesco. Tra i casi segnalati figura quello di Vladan Djokic, rettore dell’Università di Belgrado e sostenitore degli studenti, che sarebbe stato preso di mira con lo spyware israeliano Pegasus. Tali episodi si aggiungono alle precedenti segnalazioni riguardanti studenti, attivisti, politici e giornalisti, che sarebbero sorvegliati attraverso strumenti informatici avanzati e software spia.
La consultazione di domenica si svolge in un contesto di forte polarizzazione, con le organizzazioni di monitoraggio che hanno segnalato forti criticità sulla libertà dei media, le pressioni sugli oppositori e le condizioni della competizione elettorale. La sfida ha inevitabilmente anche una dimensione internazionale. La Serbia, candidata all’adesione all’Ue dal 2012, ha avviato i negoziati ufficiali due anni dopo, ma il suo percorso resta legato ai progressi sullo stato di diritto, sull’indipendenza della magistratura e sulla libertà dei media. Vucic ha mantenuto aperto un dialogo con Bruxelles ma non ha aderito alle sanzioni contro la Russia e continua a conservare legami energetici, storici e diplomatici con il Cremlino. Una vittoria degli studenti potrebbe aprire una nuova fase nei rapporti con Bruxelles, ma non comporterebbe automaticamente un’accelerazione dell’integrazione europea né una rottura con Mosca. Il voto misurerà soprattutto la capacità della protesta di trasformarsi in rappresentanza parlamentare e quella del Sns di conservare il consenso dopo due anni di proteste e mobilitazioni.
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