L'Ucraina in piazza contro il rimpasto di Zelensky: «Inizi a servire il popolo»
di Giacomo Gambassi, inviato a Kiev
In migliaia hanno detto no alla rimozione del popolare ministro della Difesa, Fedorov. Contestato il presidente. Cortei in varie città

Sceglie il colpo di mano, forte degli ultimi successi incassati sulla scena internazionale. Via la premier Yulia Svyrydenko e via il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky cambia l’intero governo del Paese in guerra da quattro anni e mezzo, dopo il nuovo prestito Ue, l’accordo europeo sulla produzione di droni e il sì statunitense alla licenza dei Patriot. Ma si ritrova in piazza migliaia di persone. Da Leopoli a Poltava, passando per Sumy, il capoluogo a ridosso del confine russo dove i manifestanti sfidano anche gli attacchi di Mosca e gli allarmi aerei. Ma è soprattutto a Kiev che centinaia di “ribelli” circondano il palazzo presidenziale fin dal mattino di ieri, ossia da quando viene ufficializzato il licenziamento del 35enne responsabile della Difesa con un passato da ministro della Trasformazione digitale.
«I risultati contano», «Scambiate i prigionieri, non Fedorov», «Ascoltate la nostra voce, altrimenti ne raccoglierete la rabbia», si legge sui cartelli alzati verso le finestre del potere. E ancora: «Iniziate finalmente a servire il popolo». Con una sfida aperta al partito di Zelensky, “Servitore del popolo”. Ed è proprio Fedorov che lascia il guanto al presidente. «Se vogliamo sconfiggere il nemico con perdite minime, dobbiamo cambiare il comandante in capo», ripete davanti alla stampa a poche ore dalla sua cacciata. Vale a dire, occorre rimuove il generale Oleksandr Syrskyi, l’uomo di fiducia di Zelensky e suo stratega sui campi di combattimento. Generale con cui Federov si è scontrato più volte, come lui stesso ammette. Partendo da una posizione che l’ex ministro riteneva di forza: la campagna militare rivoluzionata dai droni che hanno rallentato l’avanzata russa, l’immagine di efficienza che ha impresso al ministero, le azioni contro la logistica russa, la svolta digitale. Iniziative che lo hanno reso popolare, come dimostrano le proteste di queste ore o il secondo posto nel sondaggio nazionale sulla fiducia tra le figure politiche.
Novità che non compensano i problemi sul piano interno che Zelensky deve affrontare. Non solo per la mancanza di rifornimenti destinati alla contraerea che, a cominciare dalla capitale, non è più in grado di fermare i missili russi (anche la scorsa notte sei bombe volanti hanno fatto due morti nella metropoli). E non solo per le difficoltà di tenuta delle linee difensive lungo il fronte. A impensierire il presidente è la mobilitazione sempre più massiccia di uomini da inviare in trincea che da mesi viene attuata in maniera violenta lungo le strade e che ha creato un malumore così diffuso che dieci giorni fa è sfociato in una rivolta a Leopoli contro militari e agenti che avevano prelevato un 30enne sul marciapiede per arruolarlo.
Il presidente aveva chiesto proprio al ministro della Difesa un cambio di rotta con regole trasparenti ed eque. Fedorov si intesta una riforma «impopolare ma estremamente importante». Però avverte: «È impossibile risolvere il problema della mobilitazione senza un nuovo patto sociale. Gli ucraini se lo meritano. Sanno assumersi le proprie responsabilità, non hanno bisogno di qualcuno dall’alto che li spinga al fronte con la forza». E si scaglia contro Syrskyi: «Tutte le iniziative che proponiamo vengono bloccate da lui che non è disposto a parlare apertamente e direttamente dei problemi». Ancora: «Il popolo è sceso in piazza non per Fedorov, ma per se stesso. In una situazione del genere, è impossibile vincere».
Storia che si ripete. Nel 2024 il presidente aveva destituito il comandante delle forze armate Valerii Zaluzhny per i dissidi sulle operazioni militari, per il nodo dei reclutamenti coatti e per il gradimento crescente. Anche stavolta Zelensky tiene a rimarcare di poter controllare la catena di comando con un gesto energico ma impopolare. «Ascolto e reagisco a ciò che dice la società – risponde all’ex ministro –. Stiamo combattendo per la libertà e la democrazia. Se alcuni vogliono manifestare, è giusto così».
Come premier fa votare al Parlamento Serhiy Koretsky, presidente della compagnia energetica statale Naftogaz, con la giustificazione di preparare lo Stato ad «affrontare un nuovo inverno di raid russi alle infrastrutture, visto che Mosca non ha intenzione di fermarsi», spiegano dal suo entourage. Ma manca l’intesa sul nome per il ministero della Difesa che Zelensky avrebbe voluto assegnare a Ihor Klymenko, attuale responsabile degli Interni. Se ne riparlerà tra un mese dopo la pausa estiva del Parlamento. Il ruolo a interim è stato affidato allo 007 Yevgeny Khmara.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





