La Russia si prepara al voto farsa. Unica novità la crisi energetica

di Giuseppe D'Amato Mosca
Undici liste chiedono di partecipare alle elezioni a settembre, ma non si sa quante saranno autorizzate
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July 17, 2026
La Russia si prepara al voto farsa. Unica novità la crisi energetica
La piazza Rossa a Mosca / ANSA
È cominciata in Russia la campagna elettorale per le legislative del 18-20 settembre. Come da tradizione non ci saranno sorprese, ma si osserverà il solito copione ordinato, come accade dal 2011 ad oggi. L’unica novità è semmai che queste consultazioni – le prime dall’inizio della “Operazione militare speciale” (SVO) in Ucraina – coincidono con la grave crisi della benzina, causata dal bombardamento da parte dei droni di Kiev delle raffinerie russe.
Tranne che nella capitale Mosca problemi per l’approvvigionamento di carburante si registrano in tutto il Paese, compresa San Pietroburgo. La maggior parte delle stazioni di servizio in Russia è chiusa e la benzina è razionata: al massimo se ne possono acquistare venti litri. Ad alcune pompe il prezzo al litro è quasi triplicato.
Undici sono le formazioni che, al momento, hanno presentato la loro candidatura alla Commissione elettorale, ma non è detto che, alla fine, a tutte sarà permesso di partecipare al voto. Clamore ha suscitato l’arresto di Boris Nadezhdin, già candidato “non registrato” alle presidenziali nel 2024, quando l’esponente pacifista affermò che l’”Operazione militare speciale” era un «errore fatale» e che il presidente Putin stava conducendo il Paese verso la «catastrofe». Da quanto si è appreso, Nadezhdin, già deputato in precedenti legislature, stava radunando le firme per presentare la sua candidatura alle elezioni del prossimo settembre. L’arresto per uso di simboli “estremisti” è avvenuto pochi giorni dopo che il ministero della Giustizia lo aveva dichiarato “agente straniero”, status che non permette la partecipazione a consultazioni elettorali. Il Partito comunista e “Gente nuova” – compagini comunque fedeli alla linea del Cremlino e appartenenti alla cosiddetta “opposizione sistemica” o “consentita” – tenteranno di portare via qualche preferenza al partito del potere “Russia Unita” (RU), sfruttando la crisi della benzina, ma non è detto che ci riescano. Nel 2021 ebbero rispettivamente 57 seggi e 13 a fronte dei 324 sui 450 di RU.
«Ci sono cose che incendiano un Paese – ha sostenuto l’anziano leader del Pc, Gennadij Zjuganov –. Il prezzo degli ingredienti per preparare il borsch è aumentato del 40%. La zuppa è l’alimento dei poveri e di chi ha fame. Ci dicono che l’inflazione è bassa, ma è una stupidaggine. E la benzina. Con questa politica il Paese domani avrà difficoltà. Non possiamo permetterlo». “Gente nuova” fu creato nel 2020 – con il beneplacito del potere moscovita –come formazione liberale di centro, per far convergere qui i voti di protesta. I sondaggi, per quel che valgono, la danno al 13% rispetto all’11% del Pc. Le recenti petizioni, presentate dal suo leader Vladislav Davankov, contro le restrizioni all’uso di “Telegram” rendono “Gente nuova” popolare soprattutto tra i giovani e tra quanti usano attivamente i social media.
“Russia Unita” è il partito del potere russo (locale e federale) ed è legata al presidente Vladimir Putin, la cui popolarità – stando a sondaggi non verificabili – resta al 70%. RU è data al 30% delle intenzioni di voto degli elettori. Il suo risultato è tradizionalmente legato ai picchi o alle cadute della popolarità del capo del Cremlino. In Russia non esiste da anni un’opposizione reale: al massimo le critiche piovano su RU, ma mai sul presidente o sul “cerchio magico” attorno a lui. Il sistema elettorale federale è misto: 225 seggi sono assegnati con il sistema proporzionale, mentre gli altri 225 sono attribuiti con quello nominale.

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