Sahar, Suraya, Fatima... i sogni spezzati di due milioni di ragazze afghane senza scuola

Il paese entro il 2030 perderà 20mila insegnanti donne e 5mila tra dottoresse e infermiere: il report dell'Unicef sul costo dei ti dei taleban
April 28, 2026
Sahar, Suraya, Fatima... i sogni spezzati di due milioni di ragazze afghane senza scuola
Fatima, 17, sta a casa "senza fare nulla" / Unicef
Sahar ha 17 anni e sognava di diventare insegnante; oggi al mattino guarda suo fratello preparare la cartella e andare a scuola e piange perché a lei è vietato. Fatima ha la stessa età e da 4 anni sta in casa, senza nulla da fare, senza speranza, senza progetti: quando c’è la connessione internet, segue una lezione qualsiasi, per non uscire di senno. Suraya ha 18 anni e progettava di diventare dottoressa, come suo padre, e ora osserva la vita di due sue amiche che si sono sposate, e prega di poter tornare a scuola, un giorno o l’altro. Progetti spezzati da quando i taleban, tornati al potere in Afghanistan nel 2021, hanno sospeso l'istruzione per la ragazze dopo i 12 anni e posto pesanti limitazioni al lavoro delle donne fuori dall'ambiente domestico. Un danno enorme per le giovani, e una catastrofe per il Paese. Se il divieto all'istruzione persisterà fino al 2030, oltre due milioni di ragazze saranno state private del loro diritto allo studio, al ritmo di 250mila ogni anno. Con conseguenze irreparabili: non ci sarà ricambio per sostituire le insegnanti e il personale sanitario femminile nei due settori in cui è ancora possibile per le donne lavorare, l’istruzione e la salute. Le maestre erano 73mila nel 2022; nel 2024 si sono ridotte a 66mila, il 9% in meno. L’Afghanistan rischia di perdere fino a 20.000 insegnanti donne entro il 2030. Saranno rimpiazzate, ma solo in parte, con colleghi uomini, ma non andrà bene dovunque, visto che per le bambine si preferiscono insegnanti donne. Quanto alle operatrici sanitarie – dottoresse, infermiere, ostetriche - , se ne perderanno 5.400 entro il 2030. E questo sarà ancora più deleterio per le donne, visto che in alcune aree del Paese gli usi non consentono alle figlie, alle madri e alle mogli di essere visitate da personale maschile. Non solo: la scarsa istruzione delle madri e la diminuzione dell’età al parto si riflettono anche sulla salute dei bambini. La percentuale dei bimbi non vaccinati è arrivata al 28,6 per cento, spinta in alto proprio dall’espulsione dalla scuola delle ragazze, che si sposano e diventano madri in età molto precoce. Il danno, come si racconta nel nuovo report dell’Unicef “Il costo dell’inazione sull’istruzione delle ragazze e sulla partecipazione della donne alla forza lavoro in Afghanistan” è sociale, ma anche economico: le restrizioni all'istruzione e al lavoro femminili stanno già costando al Paese 84 milioni di dollari all'anno in termini di perdita di produzione, e un calo del Prodotto interno lordo del 12.5 per cento da qui al 2030. Il tutto in un Paese che sta attraversando una situazione già difficilissima: si stima che 22 milioni di persone, la metà della popolazione, quest'anno avranno bisogno di assistenza umanitaria: 8 milioni di loro sono bambini.
«L'Afghanistan non può permettersi di perdere future insegnanti, infermiere, dottoresse, ostetriche e assistenti sociali, che sostengono servizi essenziali. Questa sarà la realtà se le ragazze continueranno a essere escluse dall'istruzione», ha commentato Catherine Russell, direttrice generale dell'Unicef. E intanto Sahar a 17 anni passa le giornate pulendo casa, cucinando e lavando i vestiti del resto della famiglia. «La sua salute mentale non è buona - racconta la mamma. - Spesso è arrabbiata e ha perso la speranza nel futuro». Come potrebbe essere altrimenti?
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA