Putin non vuole la "tregua" di Natale in Ucraina. I punti su cui si discute ancora
di Vincenzo Savignano, Berlino
Diplomazia al lavoro a Berlino, Bruxelles e Washington per una soluzione al conflitto. Ma Putin non cede sul Donbass e gela le speranze

Quando la pace in Ucraina? La diplomazia sta facendo le proprie mosse per trovare una soluzione duratura e legittima. Da Berlino a Bruxelles fino a Washington, le trattative sono frenetiche. Da Mosca, però, giungono dichiarazioni contraddittorie e nessuna apertura al piano euro-americano oltre ad un no secco ad una tregua di Natale. Nella capitale tedesca si è forse accesa una luce di speranza, ma la strada per un accordo di pace, o quanto meno di non belligeranza, sembra ancora lunga.
I risultati del vertice
In una dichiarazione congiunta, i sostenitori europei dell'Ucraina hanno delineato i punti chiave per garantire un potenziale cessate il fuoco e una pace a lungo termine in Ucraina. C’è ampio consenso sul dispiegamento di una forza multinazionale, guidata dall'Europa e supportata dagli Stati Uniti. Questi ultimi si impegnerebbero anche a monitorare la tregua, sebbene i dettagli della sua specifica attuazione non siano stati divulgati. Il documento propone una forza di 800mila soldati provenienti da diversi Paesi europei. E prevede anche investimenti consistenti per la ricostruzione dell'Ucraina. A firmarlo sono stati Germania, Francia, Gran Bretagna, Polonia, Italia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, dal presidente del Consiglio dell'Ue, António Costa e dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
La posizione Usa
Gli Stati Uniti stanno offrendo all'Ucraina garanzie di sicurezza simili a quelle dell'articolo 5, che Kiev riceverebbe se fosse parte della Nato. Il presidente Donald Trump continua ad essere ottimista, ieri si era diffusa la notizia di una telefonata tra il presidente americano e Vladimir Putin, poi smentita dal Cremlino. Questo fine settimana i colloqui per la pace in Ucraina potrebbero proseguire a Miami, negli Stati Uniti. Secondo un funzionario statunitense, citato da media americani ed europei, gruppi di lavoro, militari, esamineranno le mappe. Il 90 per cento delle questioni tra Stati Uniti e Ucraina è stato risolto – afferma l’Amministrazione –, ma sono necessarie ancora alcune discussioni tecniche.
La posizione ucraina
«Siamo nel mezzo dei negoziati di pace più intensi e mirati dall’inizio di questa guerra: non stiamo parlando di una pausa o di una soluzione temporanea e incerta, ma stiamo lavorando a stretto contatto con i partner per porre fine, finalmente, a questa guerra russa contro l’Ucraina», ha sottolineato ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo al Parlamento olandese. Secondo gli accordi raggiunti a Berlino, l'Ucraina dovrebbe cedere l'intera regione orientale del Donbass, sia le aree occupate dalla Russia sia quelle ancora controllate dalle truppe ucraine. Si tratta, dunque, di quasi tutti i villaggi dell'oblast di Lugansk, occupati da Mosca. Buona parte della regione di Donetsk, invece, è ancora nelle mani di Kiev, tra cui le città chiave di Sloviansk e Kramatorsk. Secondo il piano europeo, le forze ucraine si dovrebbero ritirare dalle aree rimanenti, che verrebbero quindi designate come zona demilitarizzata. Il territorio sarebbe riconosciuto a livello internazionale come appartenente alla Russia, sebbene alle truppe del Crelmlino sarebbe vietato l'ingresso nella zona. «Gli americani, offrono una “zona economica libera. E lo sottolineo ancora una volta: zona economica libera non significa sotto la guida della Federazione Russa», ha ribadito ieri Zelensky. «Né de jure né de facto riconosceremo il Donbass come russo», ha aggiunto, sottolineando che non esiste consenso su questo tema con gli americani. Quello territoriale, dunque, resta il grande nodo irrisolto.
Le reazioni di Mosca
Il Cremlino ieri ha insistito sulla richiesta che si trovi una soluzione globale al conflitto prima di poter concordare un cessate il fuoco. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha aggiunto che non sono ancora disponibili dettagli sulle possibili garanzie di sicurezza. Ancor prima della conclusione dei colloqui a Berlino, i media iraniani hanno pubblicato un'intervista al ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov, in cui attacca nuovamente i Paesi europei: «L'Europa non ha alcun interesse per la pace, ma al contrario, sta ancora una volta combattendo al fianco dei fascisti contro la Russia». Sulla proposta di una “tregua di Natale”, il portavoce Peskov ieri ha risposto inequivocabilmente: “Vogliamo la pace. Non vogliamo un cessate il fuoco che dia un po’ di respiro all’Ucraina e le permetta di prepararsi alla continuazione ulteriore della guerra».
I prossimi passi
Gli Stati Uniti vogliono discutere con la Russia i risultati dei colloqui di Berlino sull'Ucraina. Quando e come ciò accadrà non è ancora chiaro. Da parte europea, il prossimo incontro importante è già previsto per domani. Il vertice Ue si terrà a Bruxelles e si concentrerà principalmente sulla controversia relativa allo sblocco dei beni russi congelati. Questi beni ammontano a oltre 200 miliardi di euro e sono destinati a sostenere l'Ucraina. La Germania sostiene il rilascio. Tuttavia, il Belgio, in particolare, si è finora opposto a questo passo. Il governo belga vede rischi legali e finanziari e teme misure di ritorsione da parte della Russia. La maggior parte dei beni congelati nell'Ue, circa 185 miliardi di euro, è gestita dalla società belga Euroclear. La Russia ha già intentato una causa contro il fornitore di servizi finanziari per impedire all'Unione di accedere ai suoi fondi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






