mercoledì 17 luglio 2019
L'ospedale vuole staccare il respiratore, impedendo alla famiglia di portarla a curare al Gaslini di Genova che ha accettato di assisterla: è in stato di semi-coscienza. Battaglia legale
In ospedale. Tafida ha 5 anni e i genitori vogliono fare tutto il possibile per curarla, portandola al Gaslini di Genova

In ospedale. Tafida ha 5 anni e i genitori vogliono fare tutto il possibile per curarla, portandola al Gaslini di Genova

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Non è ancora un nuovo caso Charlie Gard o Alfie Evans, ma potrebbe diventarlo nei prossimi giorni. A rischiare di morire «per sentenza», questa volta, è la piccola Tafida Raqeeb, 5 anni, figlia di una coppia di inglesi di origine bengalese cui il Royal London Hospital vorrebbe sospendere la respirazione artificiale che la mantiene in vita.

Ciò che accomuna Tafida a Charlie e Alfie – i bambini inglesi morti, rispettivamente, nel 2017 e nel 2018 dopo la decisione di un giudice di interrompere le cure a cui erano sottoposti in nome del loro «migliore interesse» – è la battaglia legale tentata dai genitori per vedersi riconoscere la possibilità di portare i propri figli, bambini gravemente disabili, fuori dagli ospedali che hanno chiesto di «lasciarli andare» e prendersene cura altrove.

Una sentenza, nel caso di Tafida, non c’è ancora, ma il procedimento legale è stato avviato. Ieri la famiglia – mamma Shelima Begum, avvocato di 39 anni, e papà Mohammed Raqeeb, 45enne, consulente nel settore delle costruzioni – ha depositato un ricorso al tribunale amministrativo della capitale inglese per trasferire la loro piccola in Italia, all’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova, sottraendola così alla volontà del Royal London Hospital di staccargli il respiratore.

Erano le 5.15 del mattino quando, lo scorso 9 febbraio, Tafida ha svegliato la madre dicendo di avere un forte mal di testa. Di lì a poco, ha smesso di respirare. È stata portata di urgenza al Newham University Hospital di Londra, dopo tre lunghe ore trasferita al Kings College Hospital, sempre nella capitale, e qui operata per fermare l’emorragia cerebrale in corso. A provocarla sembra sia stata una malformazione arterio-venosa. I danni subiti a livello cerebrale erano allora già molto gravi.

Ricoverata in seguito al Royal London Hospital in stato di minima coscienza, la bimba è stata attaccata a un respiratore senza il quale non riuscirebbe a sopravvivere. Il 19 giugno i genitori vengono informati che l’ospedale intende sospendere la ventilazione artificiale lasciando morire la piccola paziente. Loro però non si arrendono ed entrano in contatto con l’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova, in Italia, a cui chiedono un secondo parere. I medici dell’istituto ligure confermano che le condizioni di Tafida sono estremamente gravi.

Il suo stato, però, sottolineano, è di semi-coscienza, non di morte cerebrale. La famiglia, quindi, chiede e ottiene dalla direzione la disponibilità ad accogliere la piccola trasferendola, a proprie spese, da Londra a Genova. Il Royal London Hospital oppone resistenza.

Ogni tentativo di mediazione fallisce. Neppure una lettera di «intimazione ad adempiere» smuove la rigida posizione della struttura che, a sua volta, deposita un’istanza alla sezione per il diritto di famiglia dell’Alta Corte inglese nell’intento di far valere le sue ragioni. L’implicito, tristemente noto, «miglior interesse» della piccola paziente a morire. L’esito della controversia potrebbe arrivare a breve. La prossima udienza è rimandata a lunedì. La vita di Tafida è rimessa, ancora una volta, all’esito di una battaglia combattuta a suon di carte bollate.

La piccola prima dell'emorragia cerebrale

La piccola prima dell'emorragia cerebrale



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