martedì 17 febbraio 2015

Il vescovo Aziz Mina conferma: i 21 egiziani uccisi in Libia (nella foto Ansa) dai jihadisti dello Stato Islamico come ultime parole hanno pronunciato il nome di Gesù. Intanto, in Egitto, il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale, iniziative in diverse diocesi, tra digiuni e veglie di preghiera.
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​I copti trucidati dai jihadisti dello Stato Islamico in Libia sono morti pronunciando il nome di Cristo. Lo conferma all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Giuzeh. “Il video che ritrae la loro esecuzione  è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono "Signore Gesù Cristo". Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. Intanto, in Egitto, il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale per i martiri della Libia, mentre in diverse diocesi, tra digiuni e veglie di preghiera, fedeli e Vescovi avanzano la proposta di dedicare a loro nuove chiese. Il Primo ministro Ibrahim Mahlab ha rivelato che lo stesso Presidente Abdel Fattah al-Sisi ha dato disposizione di costruire a spese dello Stato una chiesa dedicata ai martiri della Libia nella città di Minya, dalla cui regione provenivano la gran parte dei copti decapitati dai jihadisti. Per decreto presidenziale, le famiglie delle vittime del terrore islamista riceveranno un risarcimento in denaro e diverranno titolari di un assegno pensionistico mensile.
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