mercoledì 12 dicembre 2018
Caccia all'attentatore, un estremista islamista già schedato. La Francia intensifica i controlli alle frontiere e alza il livello di allerta
Agenti pattugliano le vie del centro di Strasburgo teatro della sparatoria di martedì sera (LaPresse)

Agenti pattugliano le vie del centro di Strasburgo teatro della sparatoria di martedì sera (LaPresse)

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È di 3 morti e 13 feriti, di cui 8 gravi, il bilancio della sparatoria di ieri sera al mercatino di Natale di Strasburgo: lo ha comunicato stamani la prefettura francese del Bas-Rhin. Tra i feriti c'è un italiano, il giornalista trentino Antonio Megalizzi, 29 anni, che lavora per radio Europhonica. Le sue condizioni sarebbero gravissime. L'attentatore, un estremista islamico che doveva essere arrestato per reati comuni, è in fuga. La Francia ha alzato il livello d'allerta e intensificato i controlli alle frontiere.

«La motivazione terroristica non può essere confermata. Bisogna essere prudente quando si parla di attentato» ha dichiarato il sottosegretario all'Interno francese, Laurente Nunez. «L'aggressore non è conosciuto per reati legati al terrorismo», ha aggiunto, ricordando però che «era sorvegliato» per la possibile «radicalizzazione in prigione». Il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet, aveva detto che «da quando viene mobilitata la procura anti-terrorismo di Parigi si può parlare di attentato».

Musulmana una delle tre vittime

Sono di tre diverse nazionalità le tre persone decedute. Si tratta di un francese, un thailandese e un afghano. La morte di quest'ultimo, di fede musulmana, è stata comunicata dal Centro islamico di Strasburgo: «Abbiamo appreso che nostro fratello Kamal è deceduto in seguito alle ferite riportate - si legge nella nota - La sua famiglia, che era presente con lui durante l'attacco, è sana e salva». La rappresentanza della comunità islamica esprime «condoglianze per tutte le vittime».

Gli spari contro la folla del mercatino

Erano circa le 20 di martedì quando un uomo ha esploso diversi colpi d'arma da fuoco in rue des Grandes Arcades, vicino a Place Kleber, dove si trova il mercatino. L'attentatore si è poi diretto verso la Grand'Rue, dove testimoni avrebbero udito altri spari. I presenti - tra cui molti turisti, numerosi nella stagione prenatalizia - si sono dati alla fuga tra scene di panico (Video sotto). Fra i feriti c'è anche un giovane giornalista italiano.

In un primo momento il killer, ferito, è stato rintracciato nel quartiere di Neudorf, a rue d'Epinal, dove si è trincerato in un edificio. Ne è seguita una sparatoria con la polizia. Ma poi il ricercato è riuscito a fuggire. Non è escluso che abbia dei complici.

Chi è l'attentatore

Il killer è stato identificato ed è in fuga. Cherif Chekatt, 29 anni, nato a Strasburgo, pregiudicato, era stato schedato come «elemento radicalizzato islamista». Aveva parzialmente scontato in Germania una condanna a 2 anni e 3 mesi per truffa inflitta nel 2016, trascorrendo un po' più di un anno in cella, prima di essere espulso in Francia. Lo ha rivelato a Le Figaro il ministero dell'Interno del Baden-Wuerttemberg. Martedì mattina i gendarmi si erano presentati a casa sua, nel quartiere di Neudorf, per arrestarlo per reati di criminalità comune. L'uomo era però riuscito a fuggire. In serata la sparatoria. Stando ai media francesi, il ricercato era stato condannato una ventina di volte per reati minori e in casa sua gli agenti avrebbero trovato materiale esplosivo.

Sono stati fermati i genitori del ricercato e i due fratelli per essere interrogati.

Le testimonianze degli europarlamentari

«Ho visto un uomo armato bloccare un taxi, fare scendere le persone a bordo e scappare con la vettura. Aveva sparato a una persona, un uomo, era riverso sul ponte. Poi la vittima l'hanno portata dentro al ristorante dove siamo bloccati e hanno tentato di rianimarla ma non ce l'ha fatta. È morto, è qui davanti a me». È il drammatico racconto fatto all'agenzia Adnkronos dal parlamentare europeo Giovanni La Via. Come altri suoi colleghi, era a Strasburgo per l'assemblea plenaria dell'Europarlamento.

Anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in collegamento da Strasburgo con Sky, ha fornito ieri sera notizie in diretta: «L'azione terroristica è finita, i terroristi sono un fuga, si dice verso l'autostrada». Stamani su Twitter ha confermato che il Parlamento europeo continua regolarmente a lavorare.

«Ci hanno chiusi dentro, nell'Europarlamento, al sicuro. Ma abbiamo sentito telefonicamente alcune persone e ci hanno riferito che sono nei ristoranti in centro al buio, sotto i tavoli, qualcuno ha sentito anche urla». È il racconto della europarlamentare Isabella De Monte, bloccata nel Palazzo dalle 20.20 circa, da quando cioè hanno comunicato agli europarlamentari che in centro c'era stata una sparatoria. «Eravamo alla riunione di gruppo, alle 20.30 circa la sicurezza ci ha informati che erano state chiuse le uscite, fino a nuove disposizioni. Siamo preoccupati - ha proseguito - perché dicono c'è un uomo armato in giro e non sappiamo quando potremo uscire e se potremo raggiungere l'albergo. L'albergo dove ho preso una camera è proprio vicino ai mercatini, a poca distanza dalla Cattedrale».

Le reazioni in Italia

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha postato sui social network questo messaggio: «A Strasburgo, città sede delle istituzioni europee e luogo simbolo dell'Europa unita, è avvenuto un vile attentato che ha procurato la morte a cittadini inermi colti in un momento di svago nei mercatini natalizi. Alle vittime il mio commosso pensiero, al popolo francese la mia piena solidarietà». Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, invocando l'arresto immediato per chiunque esulti online, dichiara: «Rifletta chi in Europa parla di porte aperte e porti aperti». E aggiunge: «Questa mattina si riunisce di urgenza il comitato di analisi strategica. C'è una situazione di massima attenzione da nord a sud per tutti i radicalizzati, terroristi e gli estremisti di ritorno».

Il video dei turisti in fuga

Video

Il precedente di Berlino, nel 2016

Era il 19 dicembre 2016, un lunedì, quando, intorno alle 20, nel mercatino di Natale del quartiere berlinese a Breitscheidplatz, un camion con targa polacca seminò la morte: 12 le vittime e 56 i feriti. Tra i morti anche l'italiana Fabrizia Di Lorenzo, 31enne di Sulmona (L'Aquila). Fabrizia faceva parte della cosiddetta 'generazione Erasmus', emigrata all'estero per cercare un lavoro, dopo aver conseguito una laurea triennale alla Sapienza di Roma in Mediazione linguistico-culturale, conseguito la magistrale all'Alma Mater di Bologna in Relazioni internazionali e diplomatiche e un master alla Cattolica di Milano in tedesco per la comunicazione economica. Poi la decisione di "emigrare" in mancanza di lavoro nella sua terra di origine, e l'impiego in un'azienda di trasporti di Berlino dove ha lavorato per tre anni, prima di quella maledetta sera del 19 dicembre.

Quella sera, il veicolo coinvolto, un autoarticolato Scania R 450 di colore nero, con targa polacca e di proprietà della società di autotrasporto Usługi Transportowe Ariel Żurawski di Sobiemyśl, stava trasportando sbarre metalliche ritirate presso lo stabilimento torinese della ThyssenKrupp e dirette a Berlino. Il titolare della società di trasporto, Ariel Żurawski, ha confermato di essere rimasto in contatto fino alle 15-16 con suo cugino, Robert Łukasz Urban, che si trovava alla guida del mezzo. L'ultima immagine di Urban ancora in vita è stata ripresa alle 14 in un negozio di kebab vicino al magazzino ThyssenKrupp di Berlino. In base alle analisi del GPS di bordo e alle irregolarità riscontrate sull'accensione e spegnimento del motore, il camion sarebbe stato dirottato dopo le 16.

Sono esattamente le 20.02 quando il camion piomba nel mercatino di Natale, travolgendo bancarelle e clienti per circa 50 metri, per poi deviare e fermarsi su Budapester Straße, nei pressi della Chiesa della memoria. Prima di entrare nel mercatino, il camion era già transitato per Breitscheidplatz una volta.

L'epilogo, in quello che si può definire un colpo di scena nelle indagini, si consuma proprio in Italia. Intorno alle 3 del mattino del 23 dicembre, Amri, appena giunto in Italia con un treno da Chambery (Francia) - via Torino - viene intercettato alla stazione di Sesto San Giovanni da una pattuglia della Polizia di Stato a seguito di un controllo di routine. Non appena i poliziotti gli chiedono i documenti, il tunisino estrae dallo zaino una pistola calibro 22 (in seguito ritenuta la stessa arma usata a Berlino), sparando alla spalla di uno degli agenti. L'altro poliziotto insegue il giovane e spara due colpi nella sua direzione: uno solo lo raggiunge, al costato. Nonostante l'intervento dei sanitari, il giovane muore steso sull'asfalto. Dalle impronte digitali e dai tratti somatici, viene identificato senza ombra di dubbio in Anis Amri.

Solo dopo si scopre che Amri poco prima dell'una di notte era passato davanti alla stazione Centrale di Milano, per recarsi in piazza Argentina; da lì, dopo aver chiesto informazioni a un giovane salvadoregno su come raggiungere Roma e Napoli, aveva preso l'autobus notturno sostitutivo della Linea M1 della metropolitana milanese, diretto a Sesto San Giovanni. Si stima che nel suo percorso totale Amri abbia usato almeno quattordici nomi falsi e tre diverse nazionalità. Amri apparteneva alla rete salafita chiamata «La vera religione» cresciuta intorno a Abu Walaa, un noto reclutatore del Daesh in Germania recentemente arrestato. In Tunisia, era stato già condannato in contumacia a cinque anni di carcere per furto aggravato con violenza ed era stato arrestato più volte per uso e possesso di droga. Secondo la sua famiglia, Amri era un alcolizzato, tossicodipendente e non religioso, ma si era radicalizzato nelle carceri italiane.

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