«Nessuna novità sul Memorandum: la trattativa è ferma al 2025»
Il politologo Acconcia: «Ora in Iran prevale un sentimento di unità nazionale L’opposizione non è scomparsa ma si mobiliterà su temi specifici»

Fallito l'obiettivo di un cambiamento di regime in Iran «è vero, come affermato dal portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baqaei, che ora non si può avere un Iran che non sia una Repubblica Islamica» osserva Giuseppe Acconcia, docente di Stato e società del Mediterraneo all’università statale di Milano. «Ora al potere in Iran c’è una nuova generazione molto più decisa nei confronti della guerra. Ma quanto previsto nel Memorandum era già sul tavolo dei colloqui in Oman che sono stati chiusi dalla guerra dei 12 giorni nel giugno del 2025. Ora non si è fatto nessun passo avanti rispetto a quella trattativa interrotta. In Iran, benché il Fronte Paidari avrebbero voluto continuare a combattere, ha prevalso la linea del ministro degli Esteri Abbas Araghchi e del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf».
Una spaccatura, dunque, tra intransigenti e pragmatici. Quali i nuovi asseti di potere in Iran?
Ha prevalso la componente favorevole al dialogo rappresentata dal presidente Pezeshkian che ha firmato il Memorandum. Questa parte politica avrà un ruolo importante, anche perché molte cose sono cambiate: le ragazze possono camminare per strada senza velo, c'è un forte sentimento di unità nazionale ma anche una gravissima crisi economica. E Mojtaba Khamenei, che dovrebbe finalmente apparire in pubblico almeno durante i funerali del padre dal 4 al 9 luglio, dovrà chiarire se i militari hanno assunto totalmente il potere o se la nuova Guida suprema sarà integrata come prima nel sistema decisionale. Si dovrà capire pure il ruolo effettivo delle altre istituzioni, del sistema giudiziario, delle milizie al-Quds.
Sul piano economico la novità del Memorandum sembra essere il piano di ricostruzione da 300 miliardi di dollari?
Il più grande successo per il regime è lo stop alle sanzioni sull'esportazione del petrolio, perché l’Iran si può riaprire al mercato globale con l'obiettivo di tornare ai livelli di esportazione del petrolio precedenti alle sanzioni imposte da Trump nel 2018. L’altro successo è lo sblocco graduale degli asset congelati all’estero. Ora, rispetto al JCPOA di Obama, sono previsti meccanismi di controllo reciproci. Quanto alla linea di credito da 300 miliardi di dollari, nelle fasi negoziali prima della guerra si parlava già di incentivi economici per riattivare i rapporti tra Iran e i Paesi del Golfo.
Veniamo allo Stretto di Hormuz. Nessun pedaggio previsto, ma Teheran parla di “tariffe di navigazione”. Un cavallo di Troia che potrebbe far saltare l’accodo?
Nel Memorandum si fa riferimento al diritto internazionale e ad accordi con l'Oman: non sarà previsto un pedaggio. Per altri servizi, come la registrazione via email dei passaggi, l'Iran secondo il diritto internazionale, può chiederne il pagamento. Prima di tutto bisogna vedere come sarà applicata la fase precedente del Memorandum, se sarà archiviato completamente il blocco navale Usa. Solo allora inizierà un negoziato tra Iran e Oman e si arriverà a una nuova governance per Hormuz.
Di fatto prima della guerra non si pagava nulla.
Certo. Trump ha risolto dei problemi che ha creato lui stesso: le due guerre potevano essere evitate con un accordo precedente.
Intanto che fine ha fatto l’opposizione interna all’Iran?
L’opposizione esiste ancora. Il movimento “Donna, vita, libertà” non è certo finito, il movimento contro il caro vita non può che essersi rinvigorito. Però la lezione di questa guerra è che non sarà un intervento esterno a portare un cambiamento di regime: inutile pensare di imporre figure come Reza Pahlavi o della diaspora, o attivare milizie curde o beluci. Questo approccio di fatto rafforza l’unità nazionale e il sistema della Repubblica islamica. In futuro i movimenti di opposizione potranno riattivarsi su richieste specifiche: dopo il velo per strada, il prossimo passo potrebbe essere il superamento del “Velayat-e-faqih”, il principio che istituisce il governo della Guida suprema.
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