Nella Russia di Putin il partito contro la guerra non può correre alle elezioni di settembre

La Corte suprema di Mosca ha dichiarato incandidabile Jabloko, la più vecchia formazione politica di Mosca e l'unica apertamente contraria al conflitto in Ucraina. I candidati avrebbero ricevuto bonifici dall'estero. Il leader attuale, Rybakov: siamo finanziati solo da cittadini russi e rispondiamo solo a loro
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August 11, 2026
Nella Russia di Putin il partito contro la guerra non può correre alle elezioni di settembre
Il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, con i suoi sostenitori dopo la sentenza della Corte suprema di Mosca / Reuters
Jabloko, il più vecchio partito russo e l’unico apertamente contrario alla guerra in Ucraina, è stato escluso dalle elezioni di settembre per il rinnovo della Duma, il Parlamento di Mosca. A deciderlo è stata la Corte suprema di Mosca. Al centro, un ricorso del partito nazionalista Rodina (Patria). Il cui leader Alexei Zhuravlev ha dichiarato alla Tass che Jabloko avrebbe pubblicato pubblicità su social media vietati in Russia e violato le norme sui diritti d’autore utilizzando canzoni sovietiche. Secondo il quotidiano Kommersant, durante un’audizione la Commissione elettorale centrale ha citato un documento dell’organo di vigilanza finanziaria Rosfinmonitoring secondo il quale vari candidati di Jabloko avrebbero ricevuto bonifici dall’estero.
Il leader di Jabloko, Nikolai Rybakov, ha respinto al mittente le accuse di finanziamenti esteri. «Siamo finanziati da cittadini russi – ha dichiarato alla Corte Suprema – e rispondiamo solo a cittadini russi oltre che alla Commissione elettorale centrale». Contro l’esclusione ieri hanno protestato alcune centinaia di sostenitori del partito. Il ricorso di Rodina arriva dopo che, a sorpresa, il mese scorso la Commissione elettorale centrale aveva ammesso alle elezioni 400 candidati di Jabloko. Il partito, che recentemente stava incassando crescente sostegno – anche dalla vedova del dissidente assassinato Alekseij Navalny, Julija Navalnaja –, è in realtà da tempo nel mirino delle autorità russe, con vari esponenti finiti in carcere per essersi opposti all’invasione dell’Ucraina.

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