Lavoro negli Usa, casa in Messico: in America due città di frontiera spiegano il paradosso migranti

di Elena Molinari, inviata a Laredo (Texas)
Ogni giorno migliaia di persone percorrono avanti e indietro il ponte sul Rio Grande, muovendosi tra le due "Laredo". Sono studenti, operai, infermiere e il loro andirivieni fa girare l’economia dell’intera regione. Ma ora Trump vuole fermare tutto con un nuovo muro, contando anche sui texani di origine latina che votano a destra
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August 11, 2026
Lavoro negli Usa, casa in Messico: in America due città di frontiera spiegano il paradosso migranti
Un gruppo di persone attraversa il ponte che separa le “due Laredo”, tra Stati Uniti e Messico / Alamy
Ogni mattina Salud De Re saluta la sua bambina davanti alla Escuela Primaria Miguel Hidalgo. La guarda entrare, poi s’incammina per pochi isolati, attraversa un ponte e va al lavoro all’hotel La Posada. Al pomeriggio rifà la stessa strada al contrario, recupera la figlia dal doposcuola e torna a casa. Come tante madri. Se non fosse che quel ponte unisce – e separa – Messico e Stati Uniti.
Alle sei e mezzo il valico internazionale fra Laredo, Texas, e Nuevo Laredo, Tamaulipas, è già affollato: donne in divisa da infermiera o cameriera, studenti con lo zaino, operai, impiegati in camicia, lunghe file di camion. Vanno tutti verso nord. Dalle tre la corrente s’inverte e riporta ognuno a sud. È quasi una metropolitana internazionale: a ogni corsa, i passeggeri attraversano due Paesi. È la prima cosa che Laredo insegna: il confine non è un punto di crisi, ma un ecosistema. Si lavora in Texas e si dorme in Messico, dove l’affitto costa una frazione rispetto agli States. Si studia da una parte e si cena dall’altra. Laredo e Nuevo Laredo sono “los dos Laredos”: una città tagliata a metà dal Rio Grande e da una riga sulla carta. La frontiera è valico.
C’è tutta un’economia che nasce da questo andirivieni. Nei magazzini polverosi del lato statunitense si accumula ciò che l’America importa e poi rigetta: resi, invenduti, fine-serie di Target, Costco, Levi’s, Ross, Marshalls. Montagne di scatoloni vengono aperte, la merce ispezionata, ripulita, riclassificata e venduta sottocosto. Poi attraversa il ponte e rinasce: nei mercati e nei negozi di Nuevo Laredo, una giacca resa in un centro commerciale del Texas trova un secondo padrone a metà prezzo. La frontiera diventa una gigantesca macchina che ricicla il consumismo americano, sostenendo migliaia di famiglie.
Non solo. Sul World Trade Bridge sfilano ogni giorno decine di migliaia di camion carichi di componenti d’auto, ortofrutta, elettronica. L’economia dell’intera regione, fra hotel, spedizionieri, magazzini, autisti, ristoranti, vive della mobilità della frontiera. Ma se Laredo funziona proprio perché migliaia di persone attraversano il confine, la politica americana insiste nel raccontare che quei movimenti sono un problema. Quest’anno una delegazione della città è volata a Washington proprio per discutere il progetto dell’Amministrazione Trump di chiudere quasi interamente la comunità texana dal Rio Grande. Il piano della Customs and Border Protection prevede di installare “pannelli” lungo tutti i 65 chilometri del fiume che attraversano Laredo: barriere d’acciaio alte nove metri, come quelle già viste in altri tratti della frontiera. Finora Laredo città era riuscita a evitarle, salvo una recinzione meno invasiva attorno al Laredo College.
Ora la pressione è diversa. Il Congresso ha assegnato all’Amministrazione Trump 46,5 miliardi di dollari per costruire centinaia di chilometri di nuovo muro. Il cosiddetto “smart wall” combina barriere fisiche, sensori, illuminazione, vie di sorveglianza. In alcuni tratti l’impronta dell’opera potrebbe arrivare a cento metri di larghezza, includendo strade di manutenzione su entrambi i lati. Separerebbe Laredo dalla città gemella, taglierebbe i residenti dall’accesso al fiume e snaturerebbe il centro urbano. Uno studio di geomorfologia fluviale ha dimostrato anche che costruire lungo il Rio Grande potrebbe aumentare il rischio di alluvioni gravi.
Ancora più delicata è l’idea di stendere boe lungo il fiume. Laredo, fondata nel 1755, con la sua “plaza” in stile coloniale rivolta verso il Rio Grande, prende l’acqua potabile proprio da lì. I funzionari locali temono che le boe possano alterare il corso dei sedimenti e creare problemi alle prese idriche. Secondo il sindaco Victor Treviño, che non è affiliato a nessun partito, negoziare e presentare relazioni scientifiche e dati è l’unico modo per proteggere i cinque parchi pubblici, i quattro ponti internazionali e i due impianti di trattamento dell’acqua. Se dicesse “no”, spiega, Washington potrebbe procedere con l’esproprio. Ma il Dipartimento per la Sicurezza interna ha già derogato a quasi trenta leggi ambientali sugli appalti e sulle procedure amministrative e i lavori stanno per cominciare.
La stretta sull’immigrazione di Donald Trump, intanto, ha ridotto i movimenti internazionali e rallentato la crescita economica della città, dove i tempi di attesa ai ponti possono superare l’ora. Nel settore sono stati inviati centinaia di agenti della Border Patrol e ogni controllo in più, ogni paura nuova si riflette subito su negozi, camionisti e lavoratori a giornata. Non è infatti necessario vedere l’Ice, la polizia dell’immigrazione, all’opera: si sa che può comparire nei parcheggi dei supermercati, nei pressi dei ponti o negli angoli dove si radunano i braccianti. Le voci corrono, e ci sono giornate in cui alcune strade restano vuote. Eppure la città continua a muoversi: i turni vanno coperti, la merce spostata. La paura e la normalità convivono sullo stesso marciapiede, così come le opinioni politiche.
Perché sarebbe facile dividere la città in due: da una parte gli americano-messicani, favorevoli ai migranti, dall’altra chi li teme. Ma la realtà è più complicata. Il sud del Texas, un tempo roccaforte democratica, ha virato a destra, e molti texani di origine messicana oggi votano per Trump. «Io sono qui legalmente – dice in spagnolo il proprietario di un outlet –. Ma oggi sono troppi. Arrivano senza una casa, senza un lavoro. Che cosa vengono a fare?». Lo dice mentre sistema sugli scaffali i jean americani che presto attraverseranno il ponte. Allo stesso tempo a Big Bend, più a ovest, alcuni amministratori repubblicani e sceriffi conservatori si sono opposti alla barriera, sostenendo che le strategie adatte ai settori urbani ad alto traffico sarebbero dannose nelle aree remote. Alla sera, il ponte si accende. Le auto che continuano a passare nei due sensi disegnano una fila luminosa sopra il Rio Grande. Salud è già a casa, ha svuotato le buste della spesa fatta in dollari e sta preparando il pranzo per domani, quando rifarà il tragitto in senso inverso.

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